
Charlot è un barbiere ebreo che durante la Prima Guerra Mondiale, in seguito a un incidente aereo, è vittima di una forte amnesia. Quando torna a casa, deve scontrarsi con la violenza nazista. La fatalità, e la somiglianza con il Fuhrer, lo porteranno a sostituirsi a lui nel discorso alla nazione.
Dopo venticinque anni di cinema muto, Chaplin inserisce la voce in un film transgenere, dove il dramma è in perfetto equilibrio con la comicità, e il buon senso si mescola all’assurdo in una pantomima di arte, poesia e storia. Dietro uno Charlot riveduto e corretto, ma solo nell’aspetto fisico, c’è la parodia di una delle più tristi pagine della nostra Storia: il nazismo.
Solo Chaplin poteva ridicolizzare la follia umana e trovare, nei suoi baratri, un barlume di speranza per il surreale lieto fine.
La somiglianza che l’ebreo Charlot ha con il Fuhrer, e il successivo quanto accidentale scambio di ruoli, sottolineano il doppio volto di ogni essere umano, vedendo nello scellerato uomo deciso a manovrare l’intera popolazione mondiale anche un tardivo bimbo convinto di poter giocare con un mappamondo di gomma. Il grande dittatore non è solo un film, è un inno all’umanità e al suo significato più profondo, affinché nel mondo ci sia posto per tutti.
Emblema del film, il discorso finale, “…perché l’animo umano ritroverà le sue ali…”, come se Chaplin sapesse che ciò che rimane alla fine di tutto, anche di una guerra, è la speranza.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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