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Il risultato certo è che i fratelli Nolan si sono poi seduti attorno a un tavolo e hanno messo in dialoghi e immagini questa storia di lotta travestita da intrattenimento, con tocchi di thriller ed effetti speciali.
La lotta viene dal continuo confronto dei due protagonisti, dandy di discendenza nobile l’uno, rozzo e popolano l’altro. Scarso di talento ma ricco di savoir faire l’uno, povero di modi ma di grande abilità l’altro.
Angier e Borden s’inseguono per teatri e continenti, passando da semplici uccellini schiacciati in gabbiette sadiche a donne che scompaiono e uomini che riappaiono. Niente mette freno alla loro ambizione capace di sacrificare tutto: amori, affetti e famiglie, finanche sé stessi. Il thriller viene dai tocchi sapienti di Nolan, che non lesina momenti di suspense, scene d’effetto e piccoli momenti di sano raccapriccio.
Come già in precedenza, il regista inglese ama la macchina da presa sempre ad altezza occhi, come fossimo nella scena anche noi. Gira a 360 gradi, in ambienti spesso poco illuminati, teatri vittoriani o interni oscuri. Monta tutto il film creando una propria sequenza temporale. Non c’è nulla di didascalico o di scontato in The prestige. E dire che il trucco c’è e si vede anche.
Così, il racconto della vita e i destini di due prestigiatori di fine secolo, diviene occasione nuova per sondare la profondità e il nero dell’animo umano, fatto di volontà di vendetta, d’ambizione sfrenata e sacrificio, non sempre inteso come abnegazione. Come a dare un pizzico di realismo e credibilità in più, affianco all’immaginario ingénieur – meravigliosamente ironico grazie al volto di Michael Caine – c’è un personaggio ispirato dalla storia, Nikola Tesla. Brillante scienziato e uomo quanto mai originale, è stato lo scopritore dei vantaggi della corrente alternata, contrapposta alla corrente continua promulgata da Edison. Si narra abbia fatto scoperte e pensato invenzioni, tenendone molte nascoste per sé. Non poteva che essere Tesla il creatore di una strabiliante macchina da prestigio, e non poteva non essere interpretato che da David Bowie, eclettico cantante raramente visto così in forma (60 candeline spente comprese).
Ma raccontare di più sarebbe a dir poco un delitto, non un prestigio, e quindi ci limitiamo ad annuire dinnanzi alla passione di Nolan per le scatole cinesi, i balzi nel tempo, i blocchi narrativi che lasciano da pensare anche quando il film è finito.

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Regia: Peter Gilbert
Con: Larisa Oleynik, Peter Coyote, Shiri Appleby