

























































































Ingrassato, pigro, malinconico. Il Napoleone di Virzì non ha nulla dello spietato e (quasi) invincibile stratega tramandatoci dal cinema. Quando lo si vede sbarcare sull’isola di Sant’Elena lo si individua a stento. Poi diventa pure peggio. Un toscanaccio irriverente e scalmanato come Virzì non poteva non graffiare l’immagine rotonda e pulita del potere, non poteva non sbeffeggiare l’icona ufficiale del comando. Ergo: ironia sparsa a piene mani, satira corrosiva e feroce, mai però a senso unico. Ne fa le spese Napoleone (interpretato da un grandioso Daniel Auteuil), ma anche il giovane rivoluzionario Martino, coinvolto in una storia più grande di lui, dalla quale esce con le ossa rotte. Insomma, schema della commedia all’italiana, impreziosito da un’ambientazione suggestiva e da una regia avvincente e divertita.

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