





Un omaggio alla forza e all’intelligenza femminile. Un racconto non privo di malinconie e tenerezze, l’ultimo Almodovar è meno tagliente rispetto ai precedenti, e ha uno sguardo commosso rivolto verso donne eroiche e sole. Tra queste una splendida Penélope Cruz dagli occhi di gatta, bistrati. Sembra la Loren degli anni 50, tra camice sbottonate e forme burrose. Pen si trova a dover proteggere la figlia adolescente, a nascondere l’omicidio del marito e subire tanti altri accadimenti. Volver si traveste da melò e si scopre un film caldo, corale, in cui la solidarietà femminile la fa da padrona, mentre il regista con mano delicata mostra, mischiandoli, dolori e scollature, vicende metafisiche (è un fantasma o no, questa madre riapparsa?) e ‘problemi’ quotidiani quali un pranzo per 30 persone o la spesa al supermercato. Tutto è mostrato senza pietismi o isterie, ma con forza e risoluzione. Doti che sono valse applausi a Cannes (nominato per la Palma d’oro, il film ha conquistato il premio per la miglior sceneggiatura e per le migliori attrici) e la prima nomination all’Oscar per un’attrice spagnola – la Cruz appunto.

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