
Siamo a oltre sessanta anni da quella fatidica domenica del dicembre 1941, giorno dell’attacco proditorio che impegnò la flotta aeronavale giapponese nella distruzione pressoché totale di quella americana, colta di sorpresa all’ancora nella rada di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii, segnando l’ingresso degli Usa nella Seconda Guerra Mondiale.
Quarantacinque minuti del film sono riservati alla ricostruzione minuziosa di questo drammatico evento. Il resto è pura fantasia da cui scaturisce l’innesto di storie personali sentimentali più o meno credibili all’interno di impianti di racconto basati su noti avvenimenti storici. Le figure al centro della storia sono disegnate con una appena sufficiente approssimazione e anche la recitazione degli attori è simile a quella di tipo televisivo,delle produzioni seriali, e non è certo una qualità del film.
La trama vede tre giovani eroici americani, due uomini e una donna, impegnati nella ricerca di una soluzione possibile a un intreccio affettivo molto condizionato dagli eventi bellici. Rafe (Affleck) e Daniel (Hartnett), amici d’infanzia, prima travolti dagli eventi e dalle proprie passioni poi soldati nel combattere il nemico, amano la bella infermiera Evelyn (la graziosa ma poco espressiva Kate Beckinsale). Sarà il fato a decidere chi dei due potrà dividere il resto dei suoi giorni con la damigella.
Con Pearl Harbor una cinematografia sempre più attrezzata tecnologicamente si è impegnata a riportarci sul luogo della tragedia americana del secolo appena trascorso. Ricostruendone lo scenario attraverso i racconti dei superstiti e la visione delle immagini di repertorio dell’epoca, il film ha anche illustri predecessori sul grande schermo, opere diverse, opportunamente riproposte sul mercato home video e da rivedere per un confronto. Di Da qui all’eternità di Fred Zinnemann, Pearl Harbor non raggiunge l’intensità drammatica, mentre manca dell’accuratezza nella ricostruzione storica e soprattutto dell’equilibrio ideologico di Tora! Tora! Tora! dove il punto di vista del nemico era affidato alla regia giapponese di intere sequenze di film, e che qui è rappresentato da uno spezzone di due minuti aggiunto tra gli extra del Dvd. Nel film di Bay, californiano classe 1965, i giapponesi sono rappresentati a livello quasi macchiettistico, senza alcuna pretesa di aderenza storica o politica. Rimane l'esperienza delle bombe seguite in una drammatica soggettiva, che le accompagna giù giù fino all’interno delle navi o di quei civili che videro per primi l’arrivo a bassissima quota degli Zero e, ignari di quanto stava per avverarsi, salutavano allegramente i piloti giapponesi.
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