
In una villa alle porte di Roma, Federica organizza una festa per incontrare dopo 15 anni i suoi vecchi compagni del liceo…
1987, reduce dal successo di Io e mia sorella, Verdone si prepara all’ottava regia. E alza il tiro. Vuole dirigere un film corale, pieno zeppo di personaggi. Da dove cominciare? Semplice, da un caffè. Puntuale come un orologio, Carlo entra nel locale dove fa colazione tutte le mattine e chi ti vede? Ma Angelo Bernabucci, ça va sans dire. I due in realtà si conoscono di vista, niente di più. Poi, la folgorazione. Il suo prossimo film sarebbe dovuto partire da lui, dall’Angelone che più "romano de Roma" non si può. Detto, fatto. Bernabucci è fra i primi due ad arrivare in villa. È la coppa dell’olio della sua Porsche rossa la prima a cozzare contro la "radiciona di pino" all’ingresso della villa…
Compagni di scuola, 1988. Primo giorno di set: accade il finimondo. E Carlo rischia grosso. Arrivato con il suo bel piano di riprese, se lo vede stravolto dalla produzione, che lo costringe a partire dalla scena numero 54, vale a dire da metà film circa. Doccia fredda. Per uno metodico come lui, una tragedia. Da risolvere al più presto e damutare a suo favore. Niente male per un semplice avvio di riprese. Ma Verdone è sicuro di sé e non si scompone. Esattamente come gli capita quando, mesi prima, fa leggere la sceneggiatura a Mario Cecchi Gori. Per poi vedersela tirare addosso – come lui stesso raccontò – completa di vaticinio: «Ma che coglionata di filmè questo? Prenderete schiaffi da tutti a Natale…». Le cose però si aggiustano e si parte. A pellicola ultimata Cecchi Gori chiama Carlo per una visione a cui assistono in pochissimi. Sono presenti il vulcanico produttore fiorentino, il figlio Vittorio, la moglie Valeria e alcuni dirigenti dell’azienda. Sui titoli di coda, Mario va verso Verdone e
gli dice. «Me so’ sbagliato, li giri meglio de come li scrivi».
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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