
Di giorno impiegata come sarta e di notte interprete di canzonette, Gabrielle verrà introdotta dal nobile Étienne balsan a un mondo fatto di pizzi, ozi e carezze.
Una piccola bambina della Francia centrale, messa in un orfanotrofio con sua sorella, che aspetta invano ogni domenica che suo padre venga a riprenderla. Una cantante dalla voce troppo esile che affronta un pubblico di soldati ubriachi. Una sartina destinata a cucire degli orli nel retrobottega di un sarto di provincia. Un'aspirante cortigiana troppo magra, che trova rifugio dal suo protettore Etienne Balsan, in mezzo a una banda di festaioli. Un'innamorata che sa bene che non sarà ma "la donna di nessuno", neanche di Boy Capel, l'uomo che l'amava. Una ribelle alla quale le convenzioni dell'epoca impediscono di respirare, e che si veste con le camicie dei suoi amanti. È la storia di Coco Chanel, che incarnò la donna moderna ancora prima di averla inventata.
Liberamente tratto dal libro "L'irregolare" di Edmonde Charles-Roux, “Coco avant Chanel” non è la storia della stilista che ha rivoluzionato il concetto di eleganza, che ha fondato la maison più famosa del mondo e che ha letteralmente liberato le donne da lustrini e bustini. È un film sugli esordi. L’amore prima del mito. Prima di essere Chanel, Gabrielle era Coco, una donna innamorata e guidata dalla passione, dalla necessità di essere accettata e amata. Prima di essere una femminista ante litteram, una stilista innovativa, una professionista internazionale, Coco Chanel era una donna fragile ed esile, nel corpo e nello spirito.
Splendidamente incarnata dalla dolce Audrey Tautou, diretta con magistrale tocco registico da Anne Fontane.
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