
La vita di un piccolo villaggio procede sempre uguale a se stessa. Quando la scuola chiude, Tsane, l’unico studente dell’istituto, viene convinto dal nonno a raggiungere la città più vicina per adempiere a tre promesse. Il giovane, giunto a destinazione, dovrà vendere la mucca che possiede, comprare un’icona religiosa e trovare moglie. L’ultimo compito, però, si rivelerà particolarmente arduo.
Disperso nei meandri, talvolta imperscrutabili, dei sistemi di distribuzione delle pellicole, Promettilo! arriva alle nostre latitudini in questi giorni. Il film di Emir Kusturica è stato presentato al festival di Cannes nel maggio del 2007 ed è approdato nelle sale di quasi tutti i Paesi europei nell’arco dodici mesi successivi, senza suscitare troppi consensi per la verità. Quando sono trascorsi tre anni rispetto la première francese Promettilo! arriva in Italia, per la gioia dei cinefili innamorati dei lungometraggi del 55enne regista bosniaco, nel frattempo consolatisi con il film/documentario Maradona, singolare per la commistione fra politica e calcio ma alquanto deludente nei contenuti. Promettilo!, anche più dell’omaggio al calciatore argentino, potrebbe costituire l’occasione giusta per quanti, intimoriti dal Kusturica più impegnato, avvertono l’ istinto di tenersi a distanza di sicurezza dalle sue opere.
Il cineasta originario di Sarajevo sconta forse qualche pregiudizio del pubblico dai gusti meno ricercati, pur essendosi ritagliato con pieno merito il ruolo di artista prediletto dalle manifestazioni cinematografiche di ogni dove. Kusturica va annoverato tra le poche personalità immancabili a Cannes (nel 2005 è stato pure presidente di giuria), come testimoniano le sue innumerevoli presenze, coronate dalla vittoria della Palma d’oro dapprima nel 1985 con Papà è in viaggio d’affari (candidato anche all’Oscar come miglior film straniero), poi nuovamente dieci anni più tardi con Underground, e del Gran Premio alla regia per Il tempo dei gitani, coraggioso affresco sul popolo nomade. Ma, oltre ai fasti transalpini, il regista si è imposto pure nelle altre rassegne continentali di maggior prestigio. Alla mostra di Venezia è stato apprezzato Gatto nero gatto bianco, mentre a Berlino Kusturica ha ottenuto un riconoscimento per Arizona dream, prodotto negli USA ma snobbato dal mercato americano, quindi lanciato in Europa e, a distanza di cinque anni, anche nel nostro Paese con il titolo Il valzer del pesce freccia.
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