.jpg)
Per liberarsi dalla maledizione di Samara e iniziare una nuova vita, Rachel e il figlio Aidan cercano rifugio in una cittadina dell’Oregon. Ma una serie di orribili decessi indica che il male è di nuovo sulle loro tracce, attratto in qualche modo dagli inspiegabili poteri di Aidan.
Hideo Nakata, regista delle versioni originali giapponesi di The ring e The ring 2, accetta la sfida di girare negli USA il sequel della saga che lo ha reso famoso. Nel suo viaggio porta con sé i temi peculiari di una rivoluzionaria concezione dell’horror. Attraverso la paura, indaga sul delicato rapporto tra madre e figlio, offrendo ancora una volta una metafora straziante e disumana delle tensioni che lo condizionano. Samara, il demone che effonde il suo rancore nell’acqua torbida, torna a frapporsi tra Rachel (Naomi Watts) e il piccolo Aidan (David Dorfman).
Si insinua nel loro mondo, cercando di ribaltarne i valori. Li spaventa, stringendo intorno a loro il suo cerchio di morte, e li inabissa in un orrore occultato da imperscrutabili misteri. Ma The ring 2 non è un film del tutto riuscito e, nonostante il buon progetto di base, fatica a trovare il ritmo, evidenziando un netto contrasto fra la tradizione cinematografica giapponese e quella statunitense. Abituato a lavorare con tempi narrativi più dilatati, Nakata dimentica che la sottrazione – vale a dire la rimozione del superfluo a sostegno della tensione – costituisce l’asse portante dello stile americano.
Negli Usa l’horror resta un genere dinamico e compatto, in cui l’introspezione ha valore soltanto di sottotraccia. Eccellente per meriti formali, il regista giapponese si perde lungo un percorso ambizioso, forse disorientato dalla ricchezza dei mezzi per la prima volta a sua disposizione.
Non ci sono commenti.
Aggiungi un commento