


É proprio Milla Jovovich, all'inizio del film, a ricordarci che quanto stiamo per vedere è ispirato a fatti realmente accaduti. Un "trucco" per facilitare nello spettatore la sospensione dell'incredulità , spingendolo a mettere da parte, per la durata della proiezione, l'eventuale scetticismo sull'argomento principale della trama: i rapimenti alieni. Nel gergo ufologico, infatti, il quarto tipo di contatto con gli alieni corrisponde proprio alle cosiddette "abduction", un'esperienza spaventosa che molte persone asseriscono di aver vissuto sulla propria pelle.
Nei panni della dottoressa Abigail Tyler (personaggio ispirato a una psicologa veramente esistita), la Jovovich si sottopone a ipnosi regressiva (una pratica non esattamente ben vista dalla medicina ufficiale, ma spesso utilizzata nei casi di persone che affermano di avere avuto contatti con gli alieni) per recuperare i ricordi della tragica notte in cui suo marito fu ucciso. Intanto, con il suo lavoro, scopre che molti dei suoi pazienti lamentano di essere stati svegliati nella notte da una misteriosa luce bianca. La situazione precipita quando uno dei pazienti in questione rapisce la figlia della dottoressa Tyler, e inizia a esprimersi in una lingua sconosciuta.
Non siamo convinti al 100% che i fatti su cui la vicenda del film si basa siano effettivamente reali, ma il risultato cinematografico è piuttosto interessante. "Documenti" video di stampo documentaristico, che vedono protagonista proprio la dottoressa a cui si ispira il personaggio della Jovovich, si alternano alla "ricostruzione filmata", e la regia di Osunsanmi è efficace nel trasmettere un senso di angoscia crescente e di oppressione, sfruttando sapientemente le "scenografie naturali" dell'Alaska, con i suoi scenari gelidi e spogli. Buona anche l'interpretazione del cast, con una Jovovich abbastanza convincente.
Il film, alla fine dei conti, risulta però essere uno strano miscuglio di generi: né pienamente fantascienza, né thriller e nemmeno documentario. Il tentativo di convincere lo spettatore di stare assistendo a una storia vera non riesce (troppe le cose che vengono date per scontate e che scontate non sono). Ne viene fuori una pellicola dal ritmo lento e poco coinvolgente, che in più di un'occasione non fa capire bene dove voglia davvero andare a parare.

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Regia: François Desagnat, Thomas Sorriaux
Con: Michaël Youn, Vincent Desagnat, Benjamin Morgaine, William Geslin























