Il concerto
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Radu Mihaileanu
Train de vie - Un treno per vivere
Commedia
Il concerto
Il giudizio di Film-Review
Il concerto
Dal 05 febbraio 2010
Rimosso dal servizio per aver rifiutato di licenziare i musicisti ebrei, il direttore d'orchestra del Bolschoi, Andreï Filipov, è costretto per anni a fare da sottoposto al suo inetto successore. Ma un fax arrivato dalla Francia porta con sè la promessa di un'attesa rivalsa.

Il Théâtre du Châtelet ha infatti invitato l'orchestra del Bolshoi a suonare a Parigi. Rubato l'invito in questione, Filipov concepisce in quel momento la sua vendetta personale, riunisce i componenti della sua vecchia orchestra e decide di condurli al palcoscenico francese sotto mentite spoglie. In disarmo, invecchiati e vecchi dentro a causa della rinuncia coatta alla musica, i musicisti sapranno accettare la nuova chiamata agli strumenti, stringendosi intorno al direttore e al primo violino. La loro vita e il loro concerto riprenderà da dove il regime li aveva interrotti a forza, mettendo finalmente d'accordo passato e presente.

Con Train de vie Radu Mihaileanu riuscì ad “addolcire” la Shoa, circondandola di un'aura grottesca e organizzando una finta “autodeportazione” per evitare quella reale dei nazisti. Il suo treno di finti deportati e finti nazisti riusciva infine a varcare, come nel lieto fine di una favola, il confine con la Russia. Ed è esattamente nella terra che prometteva uguaglianza, salvezza e integrazione, che “ritroviamo” gli ebrei di Mihaileanu, musicisti sottratti ingiustamente al palcoscenico e alla loro arte.

È un film importante perché racconta una storia ancora oggi poco nota: la condizione esistenziale degli ebrei vissuti per quarant'anni sotto il regime totalitario russo. Andreï Filipov e i suoi orchestrali sono idealmente prossimi agli artisti che durante il regime di Brežnev si macchiarono dell'onta infamante del dissenso e furono cacciati dal paese, o dai luoghi dove esercitavano la loro arte, con l'accusa di "atti antisovietici". Costretti a vivere (e a morire) nei campi di lavoro della dittatura brezneviana, o additati al mondo come parassiti, i protagonisti del film hanno appeso gli strumenti al chiodo per trent'anni, ripiegando su esistenze dimesse e mestieri umili: facchini, commessi, uomini delle pulizie, autisti di ambulanza, doppiatori di film porno. Il regista rumeno li sorprende in quella vita (ri)arrangiata e offre loro l'occasione del riscatto artistico e della reintegrazione nel loro ruolo.

Mihaileanu restituisce alla Russia un patrimonio umano e intellettuale, che si fa musica nel Concerto per Violino e Orchestra di Tchaikovsky, diretto da Filipov nell'emozionante epilogo. L'Andreï Filipov di Alexeï Guskov è quello che tecnicamente potremmo definire "fool", un'anima candida ma dotata, come lo Shlomo di Train de vie, di uno straordinario talento per l'affabulazione e la finzione, che conferma la predilezione del regista per l'impostura a fin di bene, contro i soprusi del Male.

Ancora una volta è la musica ad accordare gli uomini. In un'amichevole sfida a cavallo delle note tra due etnie storicamente perseguitate (ebrei e zingari) così come nella forma del Concerto per Violino e Orchestra, composto da due sezioni distinte che però formano un'unica unità emozionale.

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Molto bello , colonna sonora stupenda

Scritto da nikomare il 07/02/2010 alle 22:35

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