


















Non deve essere stato sufficiente il palliativo di Amore 14 a placare la crisi da astinenza avvertita negli ultimi tempi dalla frangia più integralista dei sostenitori di Federico Moccia. Gli estimatori del quarantaseienne cineasta romano sono in trepida attesa di Scusa ma ti voglio sposare, il suo ultimo film in programmazione da venerdì, fin dal 25 gennaio 2008. Proprio a partire da quella data Scusa ma ti chiamo amore aveva introdotto il pubblico cinematografico alle acrobazie sentimentali di Alex e Niki, interpretati da Raoul Bova e Michela Quattrociocche, peraltro precedentemente narrate in un libro omonimo divenuto in breve tempo un best seller.
Come detto, Moccia, per interrompere il (breve) periodo di lontananza dalle sale, è sbarcato sugli schermi nell’ottobre scorso con la trasposizione del suo romanzo più recente, “Amore 14”, ma gli incassi della pellicola, seppur ragguardevoli, non si sono allineati allo standard registrato dalle precedenti opere ispirate alle sue fatiche letterarie. La filiera produttiva dell’artista romano, tuttavia, nell’autunno lavorava già a pieno regime per il lancio di Scusa ma ti voglio sposare, anch’esso tratto da un libro divorato da innumerevoli lettori. L’uscita in una data strategica, a due giorni da San Valentino, la narrazione degli sviluppi della storia apprezzata dal pubblico due anni orsono, la riproposizione della coppia dei protagonisti, ancora composta da Bova e Quattrociocche, unitamente all’ingresso nel cast di Andrea Montovoli, star televisiva della trasmissione Ballando con le stelle, sono gli ingredienti di una formula che si annuncia capace di rinverdire i fasti del ‘fenomeno Moccia’.
L’autore di Scusa ma ti voglio sposare, infatti, non si può liquidare con le etichette di ‘scrittore per ragazzini’ o ‘regista di cassetta’, come da più parti si ascolta. Figlio di Giuseppe Moccia, in arte Pipolo, regista e sceneggiatore di opere spesso baciate da un discreto successo, come Attila flagello di Dio (in cui Federico esordisce come aiuto-regista), Moccia jr. debutta dietro la macchina da presa nell’87 con il trascurabile Palla al centro. Seguono esperienze poco esaltanti tra cinema (Classe mista 3A) e TV (College), fino a quando la svolta non si materializza con Tre metri sopra il cielo. Alle nostre latitudini Moccia ha saputo imporre l’amore/odio per i personaggi e le vicende al centro dei suoi lungometraggi a un’intera generazione, dapprima su carta (a partire da “Tre metri sopra il cielo” e dal seguito “Ho voglia di te”, per arrivare agli ultimi volumi sopracitati), quindi al cinema con la serie di titoli ispirati ai romanzi, in alcune occasioni diretti personalmente (Scusa ma ti chiamo amore, Amore 14 e Scusa ma ti voglio sposare) in altre affidati a registi diversi (Tre metri sopra il cielo a Luca Lucini, Ho voglia di te a Luis Prieto).
Se i teenager hanno preso d’assalto librerie e sale cinematografiche, gli adulti, dal canto loro, non hanno potuto fare a meno di confrontarsi, anche solo per esprimere dissensi e critiche, con i temi legati alle pellicole. Tre metri sopra il cielo, in particolare, ha scosso l’universo adolescenziale, e il mercato commerciale che ad esso fa riferimento, con il libro (inizialmente distribuito in poche copie nel 1992, quindi rilanciato dal passaparola fino a giungere nel 2004 in vetta alle classifiche) poi con il film che ha consacrato, tra l’altro, Riccardo Scamarcio. Le sue storie saranno forse banali e melense, costruite appositamente per incontrare i gusti di spettatori perlopiù giovanissimi, ma la replica di Moccia a queste prevedibili e ricorrenti polemiche sembra facile da immaginare: “Scusate, ma piacciono”.

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Regia: François Desagnat, Thomas Sorriaux
Con: Michaël Youn, Vincent Desagnat, Benjamin Morgaine, William Geslin