
François Costello è uno chef apprezzato in Francia, dove si è costruito una nuova esistenza per cancellare un passato oscuro segnato dagli efferati assassini di cui si era macchiato. L’uccisione dei suoi due nipotini e del marito di sua figlia, a sua volta gravemente ferita, riporta la morte nel suo destino e accende nell’animo dell’uomo il desiderio di non lasciare impunito il crimine. Costello ricompare così a Hong Kong, dove vivevano i familiari, e assolda tre sicari per consumare la sua vendetta.
Il confronto tra il film di Johnny To e la maggior parte dei gangster movie in circolazione richiama il paragone che sorge spontaneo di fronte a due tessuti, di cui uno appare dal primo sguardo pregiato e squisitamente curato, l’altro di materia grezza e di manifattura scadente. Il cineasta di Hong Kong, assurto al ruolo di celebrità asiatica per la sua vena inesauribile negli anni Ottanta, non è noto certo come un esperto di abiti ma nell’arco della sua carriera è riuscito a cucire addosso agli interpreti le sue pellicole come pochi altri registi sono capaci di fare. Ogni frammento di Vendicami riflette un lavorio accorto, una ricerca paziente degli equilibri perfetti tra le varie componenti di cui un lungometraggio si nutre. Con il rischio di concedere ben poco alla spontaneità dei gesti e dei dialoghi (che a ben vedere è sempre presunta in un prodotto dell’industria cinematografica), To sembra che si sia ‘accanito’ su ogni sequenza, rimodellandola fino a trasformarla in un ‘manifesto’ del cinema di genere.
Il titolo lascerebbe supporre l’ennesima riproposizione di una sequela di sparatorie e inseguimenti ma l’opera, in realtà, sottende ragioni più profonde. Il sangue non manca, così come si susseguono fragorosi i colpi di pistola in numerose scene. Ma per comprendere appieno quello che Vendicami cerca di trasmettere è bene richiamare le parole pronunciate dallo stesso To in occasione della presentazione della sua ultima fatica al Festival di Cannes dello scorso anno, dove era in concorso. “Il protagonista cerca vendetta ma lo fa mentre sta perdendo la memoria – sottolineava il regista, intervenendo a una conferenza stampa nel corso della prestigiosa rassegna –. In conseguenza di questa sua condizione si chiede: che senso ha la vendetta se non ci si ricorda né di quello che si è sofferto né del risarcimento ottenuto? Il film si interroga proprio sul fatto che se si può dimenticare, se si può arrivare a perdonare, forse la vendetta non ha senso”.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
dal 30 maggio 2013
Anno: 2012
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