
Un gruppo di maestri di una scuola materna combatte per salvaguardare un piccolo-grande sogno metropolitano, la sopravvivenza del “Celio azzurro” di Roma. Il primo centro multiculturale italiano che da un ventennio si occupa dell’accoglienza di bambini stranieri in età prescolare. Difficoltà di ogni genere ostacolano il lavoro di questi educatori senza frontiere che, con passione e dedizione, preparano alla vita una cinquantina di bambini, fra i 3 ed i 5 anni, appartenenti a 32 nazionalità differenti.
A prima vista, sembra un svista. Dislessia acuta per il cineamatore distratto abituato ormai ad ingurgitare pellicole con titoli mielosi. E invece, quanta eloquenza, e quanta poesia, riserva in questa occasione il gioco di parole del titolo. Sotto il Celio azzurro è come dire sotto un firmamento differente, un mondo altro. A due passi dal Colosseo, vicino al celebre ospedale militare. Dove non fa specie il colore della pelle, la lingua dei propri genitori, il paese di nascita. Luoghi comuni? Sarà, ma, nell’Italia di oggi che non crede più in niente, nello stivale irriconoscibile che ogni giorno si riscopre sempre più spaventato dal diverso, è una rarità.
Diversi da chi, poi, e da cosa, non è dato sapere. Perché al “Celio azzurro” si è semplicemente bambini: “educati alla vita senza avere paura dell’altro” dirà in sede di presentazione del suo film-documentario il regista Edoardo Winspeare. Il cineasta dai natali austriaci ma salentino d’azione, a dire il vero, inizialmente, non sembrava troppo convinto di una puntata fra i banchetti dell’asilo, sebbene si fosse già occupato con successo (e sensibilità) delle problematiche dell’infanzia ne Il miracolo (2003). Fatto sta che le due settimane di ambientamento e prova si sono trasformate in trecentosessantacinque giorni. Vale a dire l’intero anno scolastico della scuola materna, e pure qualcosa in più, visto che, dopo quest’esperienza, ha deciso addirittura di diventare papà!
A coinvolgerlo Paolo Carnera, responsabile della fotografia in tutti i suoi lavori precedenti, che avrebbe dovuto girare il documentario con altri registi ed alla fine si è trovato a cooptare il suo partner professionale prediletto. Ma ci sono anche (o soprattutto) loro, i maestri, protagonisti del film al pari dei bambini. Di estrazione varia, di età sfasate, ognuno con un proprio percorso culturale ed esistenziale splendidamente ritratto, in alcuni casi, da flashback fotografici che scavano nei solchi del tempo. Un gruppo di lavoro che ha realizzato, dopo anni di sacrifici e di esperienze, un progetto pilota nella pedagogia italiana. Una scuola in cui, oltre all’avviamento dei bimbi, si tenta di educare i loro genitori, e magari gli si chiede lo sforzo di rammentare quando i più piccoli erano loro. Con occhio discreto la cinepresa quasi si nasconde ed osserva la quotidianità, fatta di pasti comuni in cui la carta geografica è spiegata grazie alle pietanze di chi cucina, oppure dalle danze in costume frutto di tradizioni lontane.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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Anno: 2012
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