
Terminata l’epopea delle Crociate l’arciere Robin di Longstride fa ritorno in patria. Il Paese che lo accoglie è profondamente cambiato, attraversato da lotte intestine tra i baroni e minacciato dagli attacchi dei Normanni che cercano di conquistare il potere. Il nuovo sovrano, Giovanni senza terra, incapace di risolvere la crisi acuisce le tensioni. Robin comprende quindi che è arrivato il momento di guidare la rivolta.
La premiere di Cannes, vetrina impareggiabile per il lancio di un lungometraggio, è stata il primo atto dell’ambiziosa operazione che ruota attorno questa nuova riduzione del mito di Robin Hood. L’opera entro il week-end sarà proiettata dappertutto; in Italia, invece, è in programmazione già da mercoledì. Chi si attende un semplice remake delle precedenti trasposizioni, alcune delle quali peraltro apprezzabili (vedi quella del ’91 di Kevin Reynolds, con Kevin Kostner e Morgan Freeman), resterà spiazzato. Ridley Scott e Russell Crowe, insieme esattamente dieci anni dopo il trionfo de Il gladiatore (vincitore di cinque Oscar tra cui si segnala quello a Crowe come miglior attore protagonista), avevano annunciato fin dall’inizio delle riprese importanti innovazioni nella storia come nella caratterizzazione dei personaggi. E così è stato.
Durante la conferenza stampa di presentazione, tenuta mercoledì pomeriggio nel corso della rassegna, Crowe ha sottolineato come “ci sono state molte versioni di questi mito. Ma nessuna è arrivata a rendere con pienezza il lato umano di Robin”. “La sua è una figura semplice – ha sottolineato l’attore australiano –, toccata dalla sofferenza della razza umana. Se fosse esistito oggi credo che salderebbe i suoi conti con Wall Street e le banche. Quanto alla ricostruzione dell’epoca, la pellicola contiene una verità storica sufficiente”. Gli eventi narrati idealmente precedono quelli delle pellicole anteriori incentrate su Robin Hood, tanto che Scott ha lasciato intendere la sua intenzione di impegnarsi in un sequel per trattare le ben note avventure del fuorilegge che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Il racconto parte da lontano e punta la sua attenzione su un periodo definito, quello tra il 1199, che segna la morte del re Riccardo ‘cuor di leone’, e il 1215, data in cui viene firmata la Magna Charta, uno dei primi documenti recanti il riconoscimento di un abbozzo di diritti per i cittadini.
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