
Buba e Mukela sono due fratelli, vivono in Niger. Il primo ha l’inarrestabile sogno nel cassetto di diventare un calciatore famoso e si guadagna da vivere facendo il meccanico, il secondo è invece un suo fan a tempo pieno visto che è disoccupato. Poi c’è Violeta, giovane maliana che ha alle porte un matrimonio combinato con un amico di famiglia che la molesta fin da quando era bambina. Tutti e tre coltivano un’idea: abbandonare l’Africa e realizzare i propri desideri in Europa. Si trovano, iniziano l’avventura. Ma le difficoltà saranno ben più probanti di un lembo di mare da attraversare.
Mal d’Africa, quando cioè l’Africa fa male. A quanti ci sono nati, quanti coltivano chimere che lì non si realizzeranno mai, quanti sono costretti a fuggire da un incubo che abita nella propria casa. Visto che il più incontaminato dei continenti rimane ad oggi una prigione per chi non si piega ad un destino, segnato, da schiavo. Dei capi tribù, delle guerre etniche, dei cacciatori di diamanti, delle multinazionali. Della povertà. Per questo, ma non solo per questo, in migliaia, almeno quelli documentati, provano il grande salto: la benestante Europa.
Un salto che in soli 14 Kilòmetros dovrebbe trascinare dall’inferno al paradiso, dal Marocco alla Spagna. Ma quattordici chilometri non devono ingannare, sono soltanto l’ultimo diaframma, l’ultimo ostacolo di un viaggio che può iniziare chissà quanto tempo prima, anche anni, e terminare dopo migliaia di chilometri impiegati ad attraversare le nazioni e le loro barriere naturali. Dunque, non sono solo pochi chilometri d’acqua per Violeta, Buba e Mukela: se l’oceano infatti, invece che marino, fosse di sabbia, se fosse il Sahara? D’altronde il frullatore dei tg senz’anima ha anestetizzato il senso di pietà del telespettatore occidentale di fronte la vista di barconi stracolmi di “bestiame” umano. Senza farsi troppe domande sul prima.
E se a latitudini italiche questi gusci della speranza approdano in Sicilia, in Calabria, in Puglia, nella pellicola di Gerardo Olivares la terra promessa è la penisola iberica, più precisamente (e paradossalmente) le turistiche isole Canarie, porta di un’illusione spesso effimera. Con questo doppio passaggio il film assume di diritto il rango di documentario sociale, non rimanendo semplicemente una storia drammatica. Vincitore della “Spiga d’oro” al festival castigliano di Valladolid, 14 Kilòmetros è uscito per la prima volta nelle sale nell’ormai lontano 2007. Prima di venire proiettato in Italia, è stato ospitato da diverse rassegne cinematografiche di rilievo: Edimburgo, Rio de Janeiro, Il Cairo. Sarà presente anche al Festival di Taormina 2010 giunto alla sua 56° edizione. Gli interpreti principali, Aminata Kanta (Violeta), Adoum Moussa (Buba) e Mahmadam Alzouma (Mukela) sono esordienti assoluti o quasi, eccezion fatta per quest’ultimo che proprio con Olivares aveva lavorato, nelle vesti di Andrè, nell’opera prima che ha reso celebre il cineasta spagnolo. Il Grande match (2006) difatti, ricalca per alcuni versi medesime tematiche, ambientazioni, l’occhio voyeuristico ed indagatore del documentarista, portando la telecamera in aree geografiche (Mongolia, Amazzonia, Sahara) che difficilmente trovano spazio sul grande schermo, con modalità decisamente molte spanne al di là dei luoghi comuni più frequentati dai registi.
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dal 06 giugno 2013
Anno: 2013
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Anno: 2012
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