
Scena di apertura: un uomo e una donna in una trappola mortale, una bilancia che salverà dalla morte solo il più leggero tra i due. E l’unico modo per diventare più leggeri consiste nel liberarsi di parti di sé. Pezzi del proprio corpo. L’uomo si priva di interi rotoli di grasso. La donna si taglia un braccio...
Un incipit, questo, che contiene gli elementi essenziali per farci capire che ci troviamo di fronte a una delle pellicole della saga di Saw. Per la precisione si tratta di Saw VI, la puntata attualmente nelle sale italiane. Una saga incentrata sull’enigmistica applicata alla tortura e alla sopravvivenza, in cui uno psicopatico, soprannominato Jigsaw dalla stampa, rapisce individui che disprezzano la vita e li sottopone a una serie di giochi sadici in cui il premio in palio è la loro stessa sopravvivenza. E anche dopo la sua morte, visto che il serial killer psicopatico viene ucciso nel terzo capitolo, il gioco continua perché Jigsaw ha predisposto ogni cosa affinché ciò possa accadere. In Saw VI a eseguire le sue sadiche volontà testamentarie è infatti il detective Hoffman, mentre le vittime designate ruotano attorno ad un’agenzia di assicurazioni mediche.
Come sappiamo, la saga di Saw porta gli spettatori dentro al delirio di onniponenza di un tal John Kramer, cittadino qualunque con un lavoro qualunque, una moglie qualunque incinta di un figlio qualunque. L’uscita di John dal quieto anonimato è provocata da due eventi tragici che si abbattono sulla sua vita, sconvolgendola. La moglie, che perde il bambino perché un tossicodipendente in fuga le calpesta la pancia, lo lascia. E, poco tempo dopo, il lobo frontale del suo cervello viene attaccato da un cancro incurabile. Le reazioni di John di fronte a tanta crudeltà del destino sono due, in successione. La prima, tenta di uccidersi. La seconda, tenta di uccidere coloro che non apprezzano il valore della vita, avendolo lui stesso per la prima volta riconosciuto dopo essere sopravvissuto al proprio tentativo di farla finita. Da questo momento il tranquillo ma disperato John Kramer si trasforma in Jigsaw, il serial killer interpretato da Tobin Bell che ha fatto la fortuna dell’unica saga horror di vero successo commerciale di questo nuovo millennio.
Le sue vittime, dicevamo, sono persone che dimostrano poco attaccamento per la vita propria o altrui. Rapite dal nostro psicopatico, dovranno sciogliere una serie di enigmi e compiere una serie di scelte tragiche in una specie di macabro test che misura il desiderio di vivere, o almeno quello di non morire.
In Saw VI la scelta delle vittime ha un interesse sociale che ha il merito di puntare il dito contro uno dei temi più scottanti dell’America di oggi, quello della sanità e delle assicurazioni private. Così, un blockbuster senza pretese, se non quella di intrattenere, comunica, se pur superficialmente, se pur a meri fini narrativi, qualcosa di più. Mette a conoscenza le persone del fatto che in America la sanità è per lo più privata e di conseguenza chi sta male deve avere i soldi per pagarsi le cure. O, meglio ancora, deve avere un’assicurazione in grado di coprirgli le spalle. Chiaro però che gli assicuratori, quando si tratterà di sborsare, faranno di tutto per non sborsare una lira.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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