


























Genevieve ne è sicura. Ha davvero capito tutto dell’amore e dell’altro sesso. Cinque è il numero chiave per seguire la sua personalissima filosofia, anzi, per dirla con parole sue, “la quantità perfetta di tempo per ottenere il massimo del divertimento senza soffrire”. Ovviamente si parla di relazioni: uomini belli, affascinanti ma rigorosamente usa e getta. Solo cinque appuntamenti. Banditi gli innamoramenti, i coinvolgimenti a lunga scadenza, e tutta quella roba che potrebbe condurre a tristi e sofferenti epiloghi. Ci si vede cinque volte, poi addio, good bye, au revoir. Le teorie della Genevieve sono ormai un cult in tutta Manhattan. Nel cuore di Brooklyn, la ragazza di origini greche se ne sta a pontificare dal suo magnifico e frequentatissimo negozio di fiori, stillando gocce di sapienza amorosa urbi et orbi. Un bel giorno, però, piomba lì Greg, disilluso avvocato di Atlanta che all’esercizio della professione forense ha preferito aprire un chiosco di tapas nella Grande Mela, proprio vicino alla fiorista-filosofa. I due s’incontrano e si piacciono un bel po'. Gen mette mani e ‘pentateuco’ avanti. Greg si converte in fretta. I cinque appuntamenti si consumano alla velocità della luce ma…
Tutto iniziò così
Quando da una produzione indie viene fuori un successone internazionale che batte una marea di record, vince un carico di premi e scuote anche le pareti del tempio sacro hollywoodiano (leggi Kodak theatre) oltre che scribi, farisei e sacerdoti dell’Academy, è sempre una bella notizia. Così, nell’ormai lontano 2002, è successo alla commedia americana Il mio grosso grasso matrimonio greco e alla sua magnifica protagonista Nia Vardalos, che oltre a ricoprire il ruolo principale si era presa la briga di scrivere il soggetto e l’inconsueta e riuscita sceneggiatura. Galvanizzata dal boom, Nia scrive e produce il gradevole Connie e Carla nel 2004, poi un silenzio di quasi sei anni e nel giro di qualche mese piazza due pellicole. In primavera esce My life in ruins, trasformato dai furbastri traduttori italiani nell’evocativo Le mie grosse grasse vacanze greche. E venerdì prossimo, approda in sala Cinque appuntamenti per farla innamorare. Disperatamente in cerca di assonanze con il matrimonio che le ha dato fama e denaro, la Vardalos chiama a farle da partner maschile quel John Corbett con cui flirtò amabilmente nelle nozze grosse e grasse. E, non contenta, si piazza anche dietro alla macchina da presa.
Facciamo il tifo per Greg e Gen
Allora, gli ingredienti della commedia romantica ci sono tutti. Lei odia l’amore, probabilmente per le gran sberle prese, e ha deciso che mai e poi mai avrà una storia più lunga di cinque appuntamenti. Lui è il più classico dei bravi ragazzi che crede nell’amore eterno, nonostante Cupido non gli abbia rifiutato più di qualche sganassone in pieno volto a nocche chiodate. S’incontrano, si piacciono, escono insieme per cinque volte e poi cercano di smettere, ma non sembrano riuscirci. Il pubblico in sala inizia a fare il tifo per la coppia. Dai Genevieve, smettila con questa teoria del piffero! Forza Greg, ma cosa ti dice quella zucca vuota? Passi per aver abbandonato una brillante professione forense nella patria della Coca Cola. Passi anche il fatto di averla sostituita con un chioschetto di tapas a Brooklyn, senza essere spagnolo né un tipo dalla fantasia sfrenata, visto che il posto l’hai chiamato ‘Tappati coi tapas’. Ma che adesso ti venga voglia di fare il macho con una donna che ami no, questa proprio non te la lasciamo passare.
Scorrono i fotogrammi, la regia non brilla in cifre stilistiche particolari, il copione non si esime dal rifilarci amici gay consiglieri e amiche che pendono dalle labbra di Gen, l’immancabile sequenza di karaoke (pare che a Hollywood sia un must per ogni commedia romantica degna di questo nome), e il perenne sorriso di Genevieve con gli occhioni così grandi che sembrano disegnati da Yumiko Igarashi (l’autrice giapponese di Candy Candy, Georgie e Anna dai capelli rossi). Ma è un sorriso o piuttosto una paresi? Saremmo eccessivamente fiscali se negassimo che qualche risolino scappa, durante la visione, grazie a un po’ di battute ben messe. Da rivedere la Vardalos regista, simpatica, ma nulla più, nelle vesti d’attrice. John Corbett si guadagna onestamente la pagnotta chiuso nel suo stereotipato personaggio, medesimo destino per il resto del cast. Se proprio voleste prendervela con qualcuno avremmo un paio di nomi da suggerire, Rita Wilson e Tom Hanks, che hanno prodotto Il mio grosso, grasso matrimonio greco, e dato la stura al filone creativo della Vardalos.

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Regia: Renny Harlin
Con: Val Kilmer, Christian Slater, Eion Bailey, Clifton Collins Jr., Will Kemp, Jonny Lee Miller, LL Cool J