
Il virus letale che trasforma le sue vittime in zombie continua a diffondersi. Alice, tuttavia, non si arrende e continua la sua ricerca dei sopravvissuti, nonostante la battaglia contro la Umbrella Corporation si faccia sempre più pericolosa. Dopo un lungo peregrinare, su consiglio di quello che sembra essere un vecchio amico, Alice arriva a Los Angeles. Nella città devastata dovrà intraprendere però una dura battaglia per la sopravvivenza.
Ci sono artisti che si lasciano contaminare dagli influssi più disparati e accettano così il rischio di confrontarsi con tematiche sempre diverse. Altri cineasti, invece, non temono di restare intrappolati in un genere specifico, di conseguenza dirigono pellicole molto (e talvolta troppo) simili fra loro. Paul W.S. Anderson rientra certamente nella seconda categoria, essendo assurto agli onori della cronaca con la sua seconda fatica nel 1995 grazie a un film ispirato a un celebre videogame, Mortal Kombat, e ritrovandosi, dopo ben 15 anni, ancora alle prese con la riduzione cinematografica di un videogioco, Resident Evil appunto. Quest’ultima serie, peraltro, si sta ormai emancipando dalla sua origine ludica, essendo giunta alla quarta pellicola sotto la direzione, seppure con diversi ruoli, dello stesso Anderson. Il quarantacinquenne regista britannico si è seduto dietro la macchina da presa del primo lungometraggio della saga, nel 2002, tornandoci in occasione di quest’ultimo, Resident Evil: Afterlife (disponibile in versione 3D nelle sale attrezzate), dopo aver assunto le funzioni di produttore e sceneggiatore nella seconda e terza parte, Apocalypse, del 2004, ed Extinction, del 2007, firmate rispettivamente dai non troppo noti Alexander Witt e Russell Mulcahy (quest’ultimo è l’autore dei vari Highlander).
10 settembre 2010Non ci sono commenti.
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