
È difficile non volere bene ai protagonisti dei film di Carlo Mazzacurati. Non amano il lusso, hanno un sacco di problemi, non sono certo di bell’aspetto e sono sempre impegnati in imprese improbabili. Infondo sono dei grandi sognatori. Eroi piccoli piccoli che hanno la faccia disperata di Fabrizio Bentivoglio, la pelata di Antonio Albanese, il viso tondo di Marco Messeri o lo sguardo triste di Carlo Citran.
Anche a questo suo ultimo film, in effetti, bastano pochissimi minuti e ci si sente vicino a Gianni Dubois (Silvio Orlando, in foto), un regista che da cinque anni non ha lo straccio di una buona idea e subisce “il pressing” dei suoi collaboratori. Ora, visto che La passione parla a sua volta del fare film in Italia, è facile pensare allo stereotipo che vuole tutti gli agenti cinematografici attaccati al denaro, maleducati, volgari e ignoranti. Ebbene, quello che lavora con Dubois è proprio così e senza troppi giri di parole lancia il classico ultimatum al regista in crisi creativa: deve trovare un’idea per un nuovo film entro la fine della settimana altrimenti non avrà più nessun aiutino economico per tirare avanti.
Non sarà facile trovare tempo e tranquillità per pensare al nuovo progetto. Una perdita d’acqua nella casa vacanze in Toscana ha rovinato un affresco del Cinquecento presente nella chiesetta adiacente. Si parla di denuncia al Ministero dei Beni Culturali. Dubois ha paura, non può passare da regista che non rispetta le opere d’arte. La sua popolarità, già ai minimi storici, riceverebbe il colpo finale. Con la trasferta in provincia inizia così una serie di pazzeschi avvenimenti che ritarderanno la scrittura del nuovo lungometraggio. Il personaggio interpretato da Silvio Orlando sarà costretto ad accettare la bizzarra proposta del sindaco del paese (Stefania Sandrelli) intenzionata a mettere in scena la sacra rappresentazione del venerdì santo, scegliere gli attori per le “delicate” parti di Gesù, degli apostoli e dei sodlati romani, provare lo spettacolo. Solo allora potrà scrivere un film che calzi perfettamente a Flaminia Sbarbato (Cristiana Capotondi) l’insignificante starlette di turno imposta dalla produzione. Per fortuna il triste protagonista troverà nel piccolo paesino con pochi negozi e ritmi ben diversi dalla città, una serie di aiutanti che si riveleranno davvero preziosi: c’è la bella e malinconica Caterina (Kasia Smutniak), la sua strampalata mamma che dimostrerà la passione per la musica lirica cantando a squarciagola al momento della crocifissione e, soprattutto, Ramiro (Giuseppe Battiston), ex ladro aspirante performer, famoso il suo monologo in cui recita la parte di un alieno che guida un vecchio pulmino Volkswagen decorato con le luci di Natale!
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