Dopo il secondo episodio, il regista Jon M. Chu dirige anche questa nuova pellicola a ritmo di hip hop. Sceneggiatura e soggetto non riescono a star dietro all’ottima colonna sonora e alle spettacolari coreografie. Sequenze a servizio del 3D, ma ce n’era davvero bisogno?
La danza non può rappresentare il futuro. È più o meno questo il senso delle parole rivolte dai genitori a Moose, ballerino di belle speranze della Maryland school of the Arts. Così il giovanotto, per compiacerli ed evitare grane, approda nella Grande Mela con l’intento di iscriversi alla facoltà di ingegneria della New York university. Insieme con lui, a condividere il destino cinico, baro e ‘tarpatore’ d’ali, l’amica e compagna ballerina Camille. La febbre del college, per entrambi, ha brevissima convalescenza. Non fanno in tempo a sentirne il peso che incontrano Luke e la sua cricca: un gruppo di streetdancer che si fa chiamare i Pirati e se ne va a zonzo per la metropoli a ballare hip hop. Hanno anche un quartier generale, i Pirati, un vecchio stabile, ex insediamento industriale, in cui vivono, danzano e si allenano. Proprio come una grande famiglia condividono gioie e dolori. E adesso, anche il pericolo dello sfratto. La spada di Damocle a guisa d’ipoteca incombe sugli streetdancer e di verdoni per sanare il debito, all’orizzonte, proprio non se ne vedono. A meno che non si riesca a vincere il World Jam, competizione dance con 100mila dollari di premio. Una passeggiata di salute? No di certo, visto che per aggiudicarsi la gara bisognerà rimandare battuti Julian e i Samurai, ovvero i nemici giurati di sempre…
Streetdancer a New York city
“Sono fortunato perché ho l’opportunità di vedere esibirsi alcuni dei migliori ballerini del mondo. Riuscire a portare sia questi ballerini che New York davanti agli occhi degli spettatori, in 3D, affinché possano provare la loro stessa euforia e vengano risucchiati in questo mondo, era un’opportunità che non avremmo mai potuto lasciarci sfuggire”. L’essenza del terzo capitolo della franchise più ‘danzereccia’ e longeva del cinema americano è tutta in queste parole del regista Jon M. Chu. La nuova esperienza di celluloide – seconda consecutiva diretta da Chu – dice addio a Baltimora e l’obiettivo della macchina da presa si trasferisce tra gli accattivanti grattacieli e la turistica downtown della Mela. Imperativo categorico è quello di stupire il pubblico con una nutrita combriccola di danzatori, avviluppati in spettacolari coreografie, e una colonna sonora da top chart in cui brillano nomi di spicco quali Sean Paul, Jay Z, Trey Songz, solo per citarne alcuni. Poi c’è la novità del 3D, l’entusiasmo coinvolgente per questa nuova tecnologia colpisce così anche il primo dance movie.
ciaooooooooooooo
dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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