
Padre, madre e due figli. Una casa, una vita tranquilla e un solo problema: essere parenti di una certa Katie, una ragazza che dopo essere stata perseguitata da una presenza demoniaca ne è rimasta vittima e, entrata a far parte del mondo dei morti, ha deciso di perseguitare a sua volta qualche parente ancora vivo.
Nella casa, dove niente di strano era mai successo prima, iniziano a sentirsi dei rumori nella notte, o a trovarsi al mattino oggetti spostati o rotti, o a udirsi nel buio, a malapena, voci poco comprensibili. Per chi fino a quel momento aveva condotto una vita normale, il primo pensiero di fronte a tutti questi segnali è che ci siano dei delinquenti, dei vandali, qualcuno che si diverte a fare scherzi di cattivo gusto. Ma quando infine questi “scherzi” si fanno pesanti e minano alla serenità familiare, i quattro decidono di ricorrere a un sistema di videosorveglianza, osservando le riprese del quale dovranno arrendersi al fatto di essere perseguitati da un fantasma. Fantasma che in particolare pare abbia preso di mira il piccolino della famiglia.
L’attrice che interpreta il ruolo dei fantasma in questo film, Paranormal Activity 2, è Katie Featherston. L’avevamo già vista l’anno scorso nei nostri cinema, quando in Italia era arrivato Paranormal Activity. Lì però non era ancora diventata un fantasma. Era viva e vegeta e abitava con il suo ragazzo in una casetta a due piani. Il suo ragazzo aveva la mania di usare la telecamera per fare delle riprese amatoriali e quando rumori sospetti iniziarono a infastidirli, niente di più logico per lui che puntare la telecamera sul letto matrimoniale e lasciarla accesa per tutta la notte. In questo modo, il film era per lo più composto da riprese che simulavano quelle della telecamera del ragazzo. Fisse, di scarsa qualità, e quindi di basso costo. Paranormal Activity, il numero uno o zero che dir si voglia, l’anno scorso aveva fatto parlare di sé perché era una pellicola indie, realizzata a costo bassissimo, fatta praticamente in casa. Due attori, poche inquadrature. Un regista sconosciuto, tal Oren Peli, appassionato di film di genere e curioso di mettersi alla prova dietro la macchina da presa. Ma siccome Spielberg, chissà come mai, aveva deciso di puntare su questa pellicola e lanciarla come caso, ecco che un battage pubblicitario – fatto tutt'altro che in economia - aveva esaudito il suo desiderio. E la sua intuizione era stata ripagata con più di cento milioni di dollari di incasso.
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