
L’identità segreta dell’agente operativo della CIA Valerie Plame viene svelata da una serie di articoli giornalistici. La pubblicazione del nome dello 007 sotto copertura da parte di alcuni organi di informazione non è il frutto di un errore ma risponde a un preciso disegno connesso alla creazione, da parte di esponenti dell’Amministrazione USA, di prove false sulle armi di distruzione di massa in funzione anti Iraq. La Plame e suo marito, diplomatico di carriera, pagano così l’aver ostacolato i piani volti a giustificare la futura guerra al Paese governato dal dittatore Saddam Hussein.
Era l’unico film americano in concorso all’ultimo festival di Cannes lo scorso maggio ma, nonostante una storia intrigante e un cast tecnico e artistico di primo livello, Fair game – Caccia alla spia non è riuscito a fare breccia nel fortino dei giurati difeso da Tim Burton, che insieme ai suoi colleghi non gli ha mai concesso reali potenziali di vittoria, preferendo assegnare la Palma d’oro a Lo zio Boonmee che ricorda le sue vite precedenti. Giusta o sbagliata che fosse la decisione dei cineasti della Croisette, Fair game approda oggi sui nostri schermi quasi in anteprima. Dopo la presentazione in terra francese, la pellicola firmata da Doug Liman si ritrova per la prima volta a confronto con un mercato cinematografico di tradizione consolidata. Se si escludono la Norvegia e la Nuova Zelanda, infatti, Fair game non ha ancora avuto modo di misurarsi con il pubblico di sala, mentre arriverà in Francia, Germania e Russia nel mese di novembre. Per il resto tutto tace, in particolare la distribuzione appare poco capillare negli USA, dove il lungometraggio è comparso soltanto in alcuni festival minori. Questa scelta al ribasso risulta dettata, o almeno suggerita da ragioni politiche?
21 ottobre 2010Non ci sono commenti.
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