
In concorso all’ultima edizione del Festival del cinema di Roma, il film diretto da Guido Chiesa dà una lettura piuttosto originale della vita di Maria Vergine, mostrandola come una donna forte e volitiva, non effigie inarrivabile ma esempio positivo e imitabile.
Galilea, più o meno duemila anni fa. Figlia di pastori, la giovane Maria è promessa in sposa a un falegname di un villaggio vicino, più vecchio di lei. Giuseppe di Nazareth è vedovo con due figli, ma è un brav’uomo tanto da accettare come suo, senza batter ciglio, il bimbo che la ragazza porta misteriosamente in grembo. Dopo il matrimonio, l’educazione di Maria si scontra con la cultura patriarcale vigente nella famiglia di Giuseppe. Il rigoroso Mardocheo, fratello più anziano dello sposo, è convinto che la prole vada educata con la massima severità – infliggendo anche qualche castigo, se occorre – e rimprovera spesso a Giuseppe l’eccessiva magnanimità di Maria nei confronti del piccolo Gesù. Non corre certo buon sangue tra i cognati, del resto non si fa fatica a crederlo, dal momento che la donna è andata contro alcuni principi fondamentali della comunità. Prima ha scelto il nome del bimbo, poi lo ha allattato subito al seno – e non dopo i 40 giorni prescritti dall’ebraismo – e non ci ha pensato su due volte, portandoselo via bruscamente, per evitargli la circoncisione…
All’ombra del Cupolone…
È stata una delle quattro opere italiane in concorso alla quinta edizione del Festival internazionale del film di Roma, dove ha raccolto molti consensi da pubblico e critica. Compito arduo, quello scelto dal regista Guido Chiesa, che ha saputo svolgere con estrema cura e delicatezza, tanto da non creare spunti per polemica alcuna. Particolare non da poco, quello del debutto in una rassegna all’ombra del Cupolone, geograficamente parlando, s’intende. Attingendo a piene mani dal Vangelo di San Luca e dai vangeli apocrifi, Io sono con te racconta la storia della Vergine, dal matrimonio con Giuseppe fino ai 12 anni di Gesù e al suo ingresso nel tempio. E offre una lettura nuova e originale ponendosi idealmente la domanda del perché, il Signore, tra tante donne, avesse scelto proprio Maria. “La chiave sta tutta nella prerogativa della ‘grazia’ che la distingue, ma conferendo a questo status una declinazione umana, sostanziata di amore e fiducia, di facoltà terrene eppure non per questo meno sorprendenti e decisive – spiega il regista Guido Chiesa. Nel racconto del film, Maria, proposta spesso dalla tradizione come una sorta di simulacro inarrivabile, talvolta persino come una figura in ombra e addirittura passiva, assume caratteristiche precise, ritratta questa volta come un esempio positivo e imitabile”.
Mamma ribelle
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