
Tante esistenze condensate in una, apparentemente normale ma intrinsecamente straordinaria. È questa la fortuna e, al tempo stesso, la condanna di Barney Panofsky. Un uomo sopraffatto dalle sue passioni e da una vita esuberante che lo porta ad attraversare continenti, consumare amici e amori, alternando mogli e tre matrimoni, l’ultimo dei quali viene concepito nel banchetto nuziale del precedente.
Non si vedeva da mesi un’opera tanto appassionante, palpitante di emozioni e sentimenti diversi. Dopo la pausa estiva non sono mancati sui nostri schermi lungometraggi stimolanti e apprezzati dagli addetti ai lavori, in alcuni casi meno dal pubblico pagante, come Somewhere, di Sofia Coppola, vincitore della rassegna veneziana, Wall Street – Il denaro non dorme mai, diretto da Oliver Stone, il controverso Fair game di Doug Liman, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, incantevole come tutti i lavori recanti il marchio di Woody Allen, oppure, ancora, l’immaginifico Inception o il recente Hereafter, firmati rispettivamente da Christopher Nolan e Clint Eastwood. Tuttavia, nonostante le notevoli diversità tra le pellicole appena elencate che rende rischioso un paragone diretto, La versione di Barney dimostra di possedere qualcosa di più, riuscendo ad avvincere parlando di pura vita, per quanto fuori dal comune possa essere.
Al centro del racconto, come si evince dal titolo stesso, si pone quest’uomo sgraziato, grassoccio, talvolta imbarazzante, spesso irascibile e alticcio, sempre imprevedibile e irresistibile nella sua normalità, che non vuol dire certo ordinarietà. Barney Panofsky pare essere l’incarnazione perfetta di uno degli aforismi maggiormente conosciuti di Oscar Wilde che recita: “So resistere a tutto tranne che alle tentazioni”. Ed è questa la linea sottile su cui cammina il protagonista, alla ricerca di un equilibrio almeno precario che si rivela irraggiungibile, se non per brevi e fuggevoli momenti. Il resoconto della commedia umana in cui si trova a recitare, la versione che impietosamente ne dà riconoscendosi ‘colpevole’ di una esistenza sprecata, è una serie di fallimenti, sinceramente riconosciuti e dovuti alla sua indole immancabilmente protesa alla distruzione di quello che è riuscito a costruire, che si tratti di amore o amicizia fa lo stesso. Le prove che si trova ad affrontare lo vedono in un modo o nell’altro sconfitto, vinto dalla sua stessa natura delusa e inquieta. Nel corso della narrazione emerge con maggiore evidenza il lato oscuro di Barney, la sua parte buona, l’acume, l’intelligenza vivida. L’humour tagliente che non risparmia nessuno, a cominciare da lui stesso ovviamente, si coglie invece tra le righe.
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