
Nel 1487 a Firenze c’è un gruppo di signorotti che se la spassa allegramente a dispetto di tutto e tutti, finanche della peste. Ancorati alla corte di Lorenzo de’ Medici, Duccio, Cecco, Jacopo, Manfredo e Filippo, prendono di mira ogni giorno nuove vittime con le loro bravate. Con un occhio sempre posato sulle belle fanciulle, i prodi non hanno altro intento che curare i loro interessi godendosi la vita senza preoccupazioni.
Il tribunale autoconvocato da molti cultori e amanti devoti della trilogia di Amici miei si è espresso via internet con invidiabile celerità non appena la notizia della realizzazione del presunto sequel in forma di prequel è iniziata a filtrare nelle maglie della rete, oltre un anno fa. Non sono servite udienze né testimonianze poiché la sentenza del processo alle intenzioni era scritta con largo anticipo e la condanna, comminata per il crimine di lesa maestà, assolutamente inevitabile. Fuor di metafora, la maggioranza dei critici integerrimi di Amici miei – Come tutto ebbe inizio, in sala a partire da mercoledì 16 marzo, non hanno atteso neppure un breve filmato, una qualche intervista, per non dire del trailer e della presentazione ufficiale, avvenuta la settimana scorsa, per partire lancia in resta contro la quarta puntata della mitica saga. Ritenere intoccabile una serie cinematografica, per quanto rappresenti un classico del repertorio italiano, appare un atteggiamento oltremodo rigido ma il risultato dell’ultima pellicola in effetti non sembrerebbe dare troppo torto ai contestatori a priori. Le risate non mancano, così come qualche spunto interessante, ma non era solo la comicità, per quanto spesso assai leggera anche nelle scene di circa trent’anni fa, a costituire la chiave di lettura del trio di opere a cui Amici miei – Come tutto ebbe inizio si richiama direttamente fin dal titolo pur senza riprenderne la trama di fondo.
Concepito inizialmente da Pietro Germi insieme agli sceneggiatori Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, e Tullio Pinelli, dopo la scomparsa del regista, avvenuta nel 1974, Amici miei è stato affidato in corso d’opera al genio di Mario Monicelli che ha portato il film sugli schermi nel 1975 con la frase di apertura a celebrare lo scomparso Germi. Al primo lavoro ha fatto seguito, con la stessa direzione di Monicelli, nel 1983, la seconda puntata, poi ripresa nel 1985, questa volta sotto la guida di Nanni Loy, fedele per quanto possibile ai toni di chi lo aveva preceduto. Se il passaggio del testimone alla regia, e in minor misura nel cast artistico, era dunque avvenuto già in passato, la continuità nello spirito del trittico era assicurato dalla sceneggiatura di Benvenuti, De Bernardi e Pinelli, e dalla presenza sul set di un affiatato gruppo di interpreti composto da Ugo Tognazzi (Lello Mascetti), Gastone Moschin (Rambaldo Melandri), Philippe Noiret (Giorgi Perozzi), assente nella terza parte, Adolfo Celi (il professor Sassaroli) e Duilio Del Prete (Necchi), sostituito da Renzo Montagnani nei due capitoli seguenti.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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