
"Questo film nasce da due mie grandi passioni: quella per il cinema e quella per l'arte contemporanea. Il cinema non è così lontano dall'arte contemporanea come si può pensare. Il cinema è una sorta di arte rinascimentale". Così Giovanni Albanese spiega le ragioni che lo hanno spinto a realizzare il suo ultimo film, Senza arte né parte, interpretato da Vincenzo Salemme e Giuseppe Battiston. "Mi piaceva l'idea di questo corto circuito tra questo mondo 'basso' (scaricatori di pasta licenziati a 40 anni che dovevano riciclarsi) - aggiunge il regista - e questa arte che per sua natura è quasi facile da rifare. Ma comunque loro la trattano con rispetto".
Salento. C'è aria di crisi: il Premiato Pastificio Tammaro chiude la vecchia fabbrica, in realtà con l'idea di riaprirne presto una nuova, completamente meccanizzata. Tutta la squadra di operai addetta allo stoccaggio manuale si ritrova disoccupata. Tra questi ci sono Enzo, sposato con Aurora e con due figli da mantenere, Carmine e infine Bandula, un immigrato indiano, rimasto senza soldi e senza un posto per dormire. La situazione è drammatica. Nel frattempo, la moglie di Tammaro ha ereditato una collezione d'arte contemporanea che viene provvisoriamente sistemata nel vecchio pastificio. A Enzo e Carmine viene offerto, come lavoro temporaneo in nero, di custodire il magazzino che ospita le opere.
Enzo e i suoi amici scoprono sbalorditi l'arte contemporanea: la prima reazione è di scontata presa in giro, ma spinti dalla disperazione e dalla voglia di riscatto, decidono di provare ad imitare alcuni di quegli strani lavori. Parte una truffa in grande stile, e i nostri protagonisti si ritroveranno a vivere la più incredibile ed esaltante avventura della loro vita, che li porterà ad avvicinare, con un misto di curiosità e primitiva irruenza, il mondo delle gallerie d'arte tra collezionisti e vernissage. E per fortuna che l’arte contemporanea non era nulla di che… senza arte né parte!
A otto anni dal suo debutto sul grande schermo con "A.A.A. Achille", Giovanni Albanese torna dietro la macchina da presa ripartendo da un mondo a lui caro: l'arte. Da una parte Albanese affronta il discusso e annoso problema della soggettività dell’arte, di come un’opera possa essere giudicata diversamente a seconda di tempi, luoghi, società, a seconda del critico stesso. Il problema del bello, del valore della cultura, del business creato intorno ad un mondo prima elitario e di nicchia, il problema della riconoscibilità di un’opera vera da una falsa, ma esattamente identica. Insomma. Albanese ci mostra, con la sua indiscussa verve e la sua ironia, un aspetto attuale e interessante della società di oggi, avendone piena padronanza. “Una volta Giovanni, che è un esperto e anche un artista, mi ha spiegato: "Non conta il manufatto in sé. Conta l'idea". Conta l’impronta sull’uovo. Come nella vita insomma, quello che conta è il senso, come dice il grande Vasco”, commenta il protagonista Vincenzo Salemme.
Non ci sono commenti.
dal 06 giugno 2013
Anno: 2013
dal 13 giugno 2013
Anno: 2012
Aggiungi un commento