
Padre estremamente duro e madre infinitamente amorevole. L’infanzia di Jack è polarizzata da due genitori che gli impartiscono precetti diversi fra loro. Negli anni cinquanta, in Texas, si cresce anche così. Una famiglia come tante, tre fratelli e la provincia, la natura. Finché il dolore non entra in scena, quando uno dei fratelli perde precocemente la vita. Ed entrano in scena pure le domande. Con esse inizia un percorso di consapevolezza che Jack termina ormai quando è divenuto adulto.
La grandezza di un film è quando senti un pugno allo stomaco. Proprio alla bocca dello stomaco. Non importa che la sensazione possa portare entusiasmo oppure riprovazione. Farti arrabbiare o illuminarti sul senso della vita. È l’effetto che conta: il fiato che manca, le immagini che ti rincorrono appena scorrono i titoli di coda. Sei minuti di applausi alla prima di Cannes riservata al pubblico, ululati e fischi conditi da non troppi battiti di mano per la proiezione riservata alla stampa. Non sappiamo se “L’albero della vita” di Malick sia un capolavoro. Sicuramente però, entrerà, a suo modo, nella storia della settima arte. Perché di arte si tratta, che piaccia o no.
Sofferto, pensato, cesellato, montato e rimontato, nelle prime ottimistiche previsioni sarebbe dovuto uscire nelle sale americane, addirittura, nel 2009. E invece vede la luce sulla Croisette nel 2011. Niente è facile, tutto è sofferto con questo cineasta di settant’anni che in quaranta di attività ha prodotto solo cinque pellicole: La rabbia giovane (1973), I giorni del cielo (1978), La sottile linea rossa (1998), Il nuovo mondo (2005) ed in ultimo, il nostro di film. Quando si mette dietro una macchina da presa è pura tribolazione. Interiore. Il copione modificato giorno dopo giorno, le inquadrature che si soffermano sul creato, le battute che non devono essere per forza apprese a menadito dagli interpreti. Ecco perché c’è chi lo fischia e chi, come Brad Pitt, risponde alle critiche dicendo: “ma questa è poesia!”. C’è un cinema fuori dal cinema, o meglio, nei meandri più reconditi del cinema trovi qualcosa che risponde al lavoro di Terrence Malick. Fatto di pochi dialoghi, ridotti all’essenziale, e di tante immagini, di qualità: e infatti, l’impatto visivo di The Tree of Life è notevole. Un coacervo di suggestioni e messaggi al limite del decifrabile. Verrebbe da dire una sorta di snobismo. Una vena comunicativa che si annoda su di sé, come se il regista raccontasse una storia per se stesso e non per gli altri.
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dal 06 giugno 2013
Anno: 2013
dal 13 giugno 2013
Anno: 2012
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