
Robert Redford rilegge uno degli episodi più bui della storia americana: l’assassinio di Abramo Lincoln e l’affannosa e affrettata ricerca dei colpevoli da dare in pasto all’opinione pubblica, e al popolo assetato di una giustizia che ha il sapore acre della vendetta.
Il 14 aprile 1865, l’America sta venendo fuori dalla sanguinosa guerra di secessione tra Nord e Sud del paese, ma a Washington, un evento è destinato a infliggere un duro colpo agli Stati Uniti. Durante una rappresentazione, al Ford’s Theater, il presidente Abramo Lincoln è ucciso da un colpo di pistola sparato da un attore della Virginia, simpatizzante sudista, John Wilkes Booth. Sulla scia dell’assassinio, sette uomini e una donna vengono arrestati con l’accusa di aver cospirato per uccidere il presidente, il suo vice Andrew Johnson e il segretario di stato William H. Seward. La donna accusata è Mary Surratt, la proprietaria di una pensione in cui Wilkes Booth e gli altri cospiratori – tra cui il figlio della donna, John – tenevano le riunioni per organizzare l’omicidio di stato. Frederick Aiken è un eroe di guerra dell’Unione, giovane avvocato, che accetta con riluttanza di difendere Mary Surratt. Durante lo sviluppo del processo, dinanzi a un tribunale non già civile ma militare, il ventottenne Aiken comincia a rendersi conto che la Surratt potrebbe essere innocente. E che l’accanirsi del pubblico ministero contro di lei sia soltanto un’esca per attirare suo figlio, John Surratt, a Washington. Il ragazzo, infatti, è l’unico presunto cospiratore riuscito a sfuggire alla cattura…
Mary, una pensione a Washington Dc…
Legal thriller con pedigree storico mica da ridere. Robert Redford sceglie un episodio nero e incancellabile della storia americana per tirarne fuori un film drammatico, colmo di tensione emotiva e, a tratti, commovente. La sceneggiatura scritta da James D. Solomon racconta di una donna, Mary Surratt, la cui unica colpa è stata quella di avere una pensione a Washington Dc che era diventata il covo dei cospiratori, di quelli che avrebbero dovuto annientare in un colpo solo le personalità più potenti del Paese. E, probabilmente colpa ancor più grave, madre di quel John scampato al maxi blitz delle forze dell’ordine statunitensi. “The conspirator analizza la reazione della nazione all’assassinio di Lincoln – ha spiegato Redford, che ha diretto la pellicola. Gli strascichi di quello che fu, allora, l’omicidio più sconvolgente della storia americana. Il film parla di come si cercasse di impedire l’aggravamento della polarizzazione politica di allora, il paese era profondamente diviso, non solo tra Nord e Sud, ma anche all’interno del governo, tra chi voleva imporre punizioni e restrizioni al Sud sconfitto e chi, come Lincoln, sosteneva una ricostruzione più moderata e conciliante”.
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