
Tutto fuorché prestante, Steven ha assistito coi propri occhi alla barbarie nazista in Europa. Per questo vuole arruolarsi nell’esercito statunitense e combattere il Fürher. Purtroppo, viste le sue scarse doti fisiche, viene clamorosamente scartato. La scienza però gli riserva una seconda chance. Sottoponendosi infatti ad un programma segreto, si trasforma in un “super soldato” dalle straordinarie capacità. Alla testa di un manipolo di coraggiosi, di cui fanno parte l’assistente Bucky e l’affascinante Peggy, la sfida al “super” cattivone tedesco Red Skull è servita.
Non ci sono più i supereroi di una volta. Impavidi, senza macchia e con un nome riconoscibile. Chi glielo doveva dire al duo Simon-Kirby, che nel lontano 1941 diedero vita a Captain America? Il paladino delle libertà che, per volere della casa di produzione, la pluridecorata Paramount, ha dovuto addirittura nascondere… le proprie generalità! Va bene che il marketing “negazionista” del film riguarda solo il titolo, e soli tre paesi (Russia, Corea del Sud e Ucraina) in cui la bandiera statunitense è mal sopportata, ma ribattezzarlo soltanto “Il primo vendicatore”, forse, è troppo. Potere dei botteghini, potere del box office, ma soprattutto dei dollari.
D’altronde, il Capitano col costume stelle e strisce, non è un supereroe qualunque. Sebbene nasca come un uomo qualunque, mingherlino e pure un po’ sfigato, poco avvezzo alle pratiche militari (chiamiamolo uno di noi!), rimane pur sempre il prodotto di una possente campagna di propaganda che ebbe luogo durante il secondo conflitto mondiale a discapito dei nazisti – celebre la copertina in cui sferra un pugno, in pieno volto, ad Adolf Hitler - e rilanciata, questa volta con alterne fortune, negli anni ’50, contro il pericolo comunista. Il classico self-made man americano, intraprendente ed individualista, che, con testardo ottimismo, tenta di risolvere le grane quotidiane... o di salvare il mondo.
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