
Torna il barbaro più famoso di tutti i tempi. Quasi otto decenni di evoluzioni fra romanzi, fumetti, film e telefilm, grande e piccolo schermo, videogiochi per piccoli e meno piccoli, e ovviamente il successo legato al volto e alla presenza scenica di Arnold Schwarzenegger. Presentato per la prima volta nel 1932 in una serie di racconti dello scrittore di narrativa pulp Robert E. Howard, Conan il barbaro ha contribuito a fondare il genere conosciuto come sword and sorcery (letteralmente: spada e stregoneria). Da allora è diventato una vera e propria icona culturale. Ora le imprese di Conan il barbaro dell’era hyboriana prendono vita anche in versione 3D.
“Credo che il fascino di Conan dipenda dal fatto di non sottostare alla volontà di nessuno”, suggerisce il regista Marcus Nispel. “Non è politically correct e non vive seguendo gli standard morali degli altri. È un barbaro che dipende soltanto da se stesso”, continua Nispel. Anche se nessuna pellicola di Conan può ignorare l’originale di John Milius del 1982, regista e produttori devono aver ripetuto un mantra durante la realizzazione del film: dai alla gente ciò che vuole, ma non nel modo in cui se lo aspetta.
Un’operazione commerciale prevedibile, che ha investito già molti suoi colleghi del mondo dei fumetti e che non sembra intenzionata a cessare, almeno fino a che la terza dimensione non avrà testato e inglobato tutti i miti del nostro adolescenziale immaginario collettivo. Certo, il paragone con il simpatico Schwarzy, a cui si perdonano anche gli scivoloni cinematografici per una sorta di empatia e buon cuore, è difficile. Salvare il salvabile questa volta non si può.
Conan è violento in maniera quasi gratuita. E voi direte: “Fino a qui nulla di strano!”. Anzi, sarebbe strano il contrario. Però l’equilibrio che il padre di Conan tanto predica e vorrebbe insegnare all’intrepido figlio guerriero all'inizio del film, lo avrebbe dovuto trasmettere in primo luogo al regista. Un film del genere può funzionare solo se l’azione si coniuga perfettamente con il contenuto, se il contenitore veicola messaggi e li mostra nel modo meno scontato possibile. Forza e intelligenza, passione ed emozione. Invece Conan non riesce ad approfondire se non l’aspetto fisico della vicenda, intendendo per fisico tutto ciò che è sangue, violenza, guerra spietata. Niente cuore, niente testa, niente riflessione. Si percepisce il tentativo, ma purtroppo resta tale.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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