
Una vacanza lontana da tutto e da tutti. Soprattutto dal marito. Marina decide di trascorrere un mese in montagna, in completa solitudine. Lei ed il figlio piccolo. Per pensare, ritrovarsi, riscoprire il rapporto con la propria prole. L’unica compagnia, se così la si vuol definire, è quella del padrone della casa fuori paese dove alloggia: Manfred. Una guida alpina solitaria e scorbutica. Fra le urla del bimbo ed il gelido silenzio calato tra i due, un terribile avvenimento riavvicina Marina e Manfred. Aiutandoli a superare impasse esistenziali.
Altro che Quando la notte. Sarebbe meglio intitolarlo “Quando la pellicola scotta”. E sì, l’ultima fatica di una cineasta non convenzionale come Cristina Comencini, non trova proprio pace. Dopo i fischi a Venezia (e qualche risatina davvero cattiva in sala…), ecco abbattersi pure la scure della censura. O meglio, dell’apposita commissione del Mibac, la Direzione generale del Cinema italiano (composta, fra l’altro, in maggioranza da donne), che aveva vietato il film ai minori di anni 14. Divieto che è stato poi revocato proprio stamattina. Di certo, quando ha scelto di affrontare il tema della maternità dal punto di vista di chi la vive con (estremo) disagio, la regista figlia d’arte sapeva bene a cosa sarebbe andata in contro. O meglio, lo sapeva fino ad un certo punto, perché non s’immaginava poi tutto questo pandemonio tanto da definirla, quest’ultima, una decisione “inaudita”.
Sarà che i recenti casi di cronaca nera, che hanno spopolato su talk show e riviste –il primo che viene in mente è quello di Cogne - hanno al contempo lasciato una scia controversa nel paese dei benpensanti, sarà che l’Italia è una nazione di moralisti (giusto per non ripetere l’etichetta di “benpensanti”) ma ormai il piattino è bello che servito. Forse tutta pubblicità guadagnata per la Comencini, forse no. Eppure la cinquantacinquenne romana, nelle intenzioni, voleva realizzare “soltanto” un film privo di miopia dinnanzi comportamenti materni deprecabili ma umani. Magari si potrebbe aggiungere che sono state operate delle scelte coraggiose nell’economia della trama, ma niente di più. D’altronde, vivisezionare le radici del male, dei mali della società contemporanea (e non solo), analizzare le dinamiche reali, quotidiane, è non solo riconducibile alla fiction ma vuole pur essere l’occhio indagatore dell’arte. È da preferire chi una questione spinosa l’affronta, anziché chi la tace o la sventola in tv barattandola coi dati auditel.
Quando la notte è la trasposizione cinematografica dell’omonimo libro scritto proprio dalla Comencini. Probabilmente alcune atmosfere ed alcuni passaggi saltati dalla carta alla cinepresa non rendono giustizia alla storia, facendo perdere verosimiglianza ai fatti. Mentre una maggiore cura dei dialoghi, talvolta (eccessivamente) superficiali, non avrebbe assolutamente nuociuto alla pellicola. Anzi. C’è tensione, ma anche troppa angoscia, manca un bilanciamento delle emozioni e, chissà, un maggiore spiraglio di luce. È come se la volontà di leggere gli accadimenti esclusivamente attraverso lo sguardo delle donne avesse inaridito un po’ la vena narrativa della Comencini.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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