
Trascorsa una vita nella squadra di baseball degli Oakland Athletics, ne diventa anche il general manager. Billy Beane però non ha fatto i conti con i bilanci esigui della società . Per riproporre un team vincente dovrà così affidarsi a metodi non convenzionali, suggeriti da un 'nerd', basati sulle statistiche.
Con sei nomination agli Oscar, tra cui quella per il miglior lungometraggio e quella per Brad Pitt, candidato come miglior attore protagonista, L'arte di vincere - Moneyball si classifica terzo nella speciale graduatoria dei pretendenti agli Oscar 2012, superato solo da The Artist e Hugo Cabret.
Potete anche metterlo da parte il pallottoliere. No, non è il solito film sul baseball. La disciplina che ha sempre fatto la parte del leone (insieme al football, ve lo concediamo!) negli orizzonti del sogno americano. C’è la giusta dose di epica, molte ed approfondite riprese dell’attività sportiva, le curiosità biografiche di un personaggio sui generis che suo malgrado muterà le prospettive del gioco. Ma soprattutto, ci sono due matrici concettuali. Due distinti messaggi su cui lo spettatore potrebbe spendere delle riflessioni.
Il primo è di carattere generale. Ovvero, la scoperta delle genesi della nuova era dello sport. Quando cioè - primi anni del nuovo secolo - ci si è affacciati alla modernità delle attività agonistiche, che oggi chiameremmo attualità . Non più solo (anzi, purtroppo, sempre meno) romanticismo ed imprese di atleti che sfidano altri atleti, bensì un altro tipo di sfida. Quella ai bilanci, ai costi, ai ricavi. L’ineluttabilità di un universo denso di valori che deve cedere a compromessi frutto di pragmatismo commerciale.
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