
Antartide, 1982. Scoperta sensazionale tra i ghiacciai. C’è un’astronave. E un esemplare. Alieno, probabilmente. Con almeno 100mila anni sul groppone surgelato. Alla spedizione norvegese capitanata dall’arrogante scienziato Sander Halvorson, si aggiunge la paleontologa americana Kate Lloyd. Halvorson insiste perché venga perforata la ‘corazza’ di ghiaccio e prelevato un campione di tessuto della creatura. Qualcosa di strano inizia ad accadere. C’è un aggressione. Tracce di sangue dappertutto. Ma i membri della stazione antartica sono ancora tutti lì. Poi, la rivelazione. Il microscopio non tradisce. La creatura clona le sue prede dopo averle uccise e ci si nasconde dentro.
A esser sinceri, non è che se ne sentisse proprio la mancanza di una nuova versione basata sul racconto breve Who goes there? di John W. Campbell. Eppure, l’onda lunga del rimpastone ha finito per bagnare anche le sacre sponde ove il primigenio creaturino orrorifico del maestro John Carpenter giacque. Senza contare il B movie targato 1951, La cosa da un altro mondo, interpretato da un’allora sconosciuto James Arness (il pioniere Zeb Macahan del telefilm anni 70/80 Alla conquista del West). Si rimesta, a Hollywood, si ricicla, si rimpasta e si ‘riciccia’. E nel calderone, stavolta, è finita La cosa. Attenzione, però, si sono affannati di spargere urbi et orbi produttori, sceneggiatori e regista. Trattasi di un prequel. Ovvero, la benedetta Cosa, che ha combinato prima di finire immortalata nel pellicolone di Carpenter, inseguita dal ‘barbùn’ Kurt Russell? Furbacchioni… Rifare il capostipite sarebbe stata una follia, data la perfezione e l’indiscussa fama, per cui – avranno pensato – sfruttiamo il brand e tiriamo su un qualCosa di onesto e guardabile, in ossequioso rispetto di mastro Carpenter e della sua creaturina.
The Thing versione contemporanea, seppur con qualche ingenuità registica, magari dovuta alla prima esperienza del cineasta Matthijs van Heijningen Jr., sarebbe anche da annoverare tra gli horror decenti della stagione se non fosse per il legame con quello dell’82. Dovrebbe essere il punto di forza, la relazione, ma finisce per trasformarsi in mera iattura. Il collegamento diretto invita lo spettatore al paragone e il risultato conduce laddove avrebbe portato il remake: stessa trama, più o meno, in cui sono inseriti un nuovo gruppetto di vittime, e alcune piccole e insignificanti modifiche. Bene gli effetti speciali, indaffarato e volenteroso il cast, dove Mary Elizabeth Winstead (Kate Lloyd) non è Kurt Russell, ma riesce a convincere anche quando i bioritmi del film sono fiacchi. Deludente Ulrich Thomsen (Sander Halvorson), il protagonista del capolavoro di Susanne Bier, In un mondo migliore risulta macchiettistico all’inverosimile.
La sensazione è che questa sorta di universo carpenteriano espanso sia condannato a far da promemoria al lavoro brillante e duraturo del vecchio John. Nulla più.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
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