
Sguardo di ghiaccio, sorriso irresistibile, abiti firmati. In poche parole: potere. Cosa sei disposto a fare per averne sempre di più? Questo si chiede Le idi di marzo, film d’apertura della sessantottesima Mostra del Cinema di Venezia. Storia di intrighi politici (tanti) e di lealtà (poca) con un cast a dir poco eccezionale: George Clooney, Philip Seymour Hoofman, Paul Giamatti, Marisa Tomei ed Evan Rachel Wood.
Siamo nell’Ohio durante la campagna per l’elezione del Presidente dei Democratici. Il governatore in carica Mike “impossibile non volergli bene” Morris assume un giovanissimo ghost writer, Stephen Myers (Ryan Glosling). “La politica è la mia vita”, dice alla vigilia delle Primarie questo promettente guru della comunicazione. È vero, anche se non ha nel proprio curriculum elezioni nazionali o campagne di comunicazione particolarmente importanti, si capisce ben presto che è la persona giusta per guidare uno staff di partito verso il successo. E con il capo, la persona che ci mette la faccia ed entra nelle case degli americani, quel George Clooney che de Le idi di marzo firma anche la regia, c’è anche un grande feeling. Tutto è perfetto, insomma. L’ottimo “Farragut North”, il romanzo a firma Beau Willimon, tuttavia, a un certo spunto scatta come un interruttore che frigge, in cui scorre troppa corrente. Un paio di scene a orologeria e la storia facile di un inevitabile successo elettorale, piena zeppa di battute brillanti e pacche sulle spalle “alla West Wing”, diventa un thriller tiratissimo.
La brillante stagista Molly Stearns, Evan Rachel “non so recitare solo in True Blood” Wood, è costretta dall’amico-collega-e-forse-non-solo-quello Steve ad abortire. Qualcuno ha festeggiato un successo politico e si è dimenticato di utilizzare precauzioni. La cosa potrebbe risolversi in delle scuse pubbliche “alla Bill Clinton”. Oppure si potrebbe insabbiare tutto. Il Quinto Potere è in grado di farlo senza sprecare neppure un falso comunicato stampa. Invece l’evento investirà tutti i membri dello staff presidenziale, il più importante stratega della squadra avversaria, un grande Paul Giamatti, e a catena tutto il mondo dei media. Quest’ultimo idealmente rappresentato da quell’avvoltoio pettinatissimo che risponde al nome di Ida Horowicz (Marisa Tomei), qui una giornalista del Time.
A me il film è piaciuto molto. Complimenti a Clooney come regista (già lo avevo apprezzato nel bianco e nero "Good night and good luck". Da vedere
cazzo di sitio ...
ho creato una conta per guardare dei video in streaming e non posso vedere
vaffanculo tutto questo sitio
ma ke vada affanculo tutto il sito e de chi scrive che registrandoti potrai vedere gratis i film...diteme come si deregistra oppure banditeme xke io qua dentro non ci entro più!!!
Aggiungi un commento