
Adriano è una nuova recluta aggregata al reparto della Celere di Roma. Per vocazione e per esigenze economiche. A instradarlo ci pensano il 'Cobra', il 'Negro' e 'Mazinga'. Tre veterani che così facendo raccontano storie di ordinaria violenza.
“All cops are bastards” era l’urlo di battaglia degli hooligans britannici, “tutti i poliziotti sono dei bastardi”. Invocati e poi scaricati dalla pubblica opinione, talvolta condannati alla solitudine sociale. Quando tentano di svolgere il proprio dovere, quando si abbandonano alle barbarie di cui l’Italia repubblicana ha visto molte albe, a iniziare dal G8 di Genova. I celerini, il reparto antisommossa della Polizia di Stato. Ostaggi della violenza. Quella che gli si consuma intorno ogni sacrosanto giorno, quella che i giornali (e diversi tribunali) in alcuni casi gli attribuiscono. Ed è proprio di un giornalista - e che giornalista - l’idea di questo spaccato tricolore, ovvero Carlo Bonini de La Repubblica. Che nel suo libro omonimo aveva già sollevato un polverone sulle criticità degli uomini in blu col manganello (facile) e col cuore rivolto (ancora) al Duce.
Una fotografia shock di certo molto più pragmatica dei poliziotti 'da riporto' in cui ci si imbatte solitamente nelle fiction nostrane. A proposito di TV, proprio il regista di ACAB, Stefano Sollima, è un cineasta che col piccolo schermo è divenuto qualcuno grazie alla serie cult Romanzo Criminale (e dal quale s’è portato pure Andrea Sartoretti). Dal serial al grande schermo il passo è lungo ma non troppo. Utilizzando la traccia del libro di Bonini, la pellicola mostra spunti nuovi, uno su tutti la presenza, nel gruppo di protagonisti (qui Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini), della nuova recluta (Domenico Diele), che servirà poi come chiave di lettura generale delle vicende. Perché in fondo si tratta anche di vicende private, oltre che di malessere pubblico. Mariti, padri, uomini in affanno pure fra le mura domestiche, allora giù a menare più forte nelle piazze, negli stadi. Col cuore che batte e il fiato corto, dietro una divisa, ti puoi fidare soltanto di una persona: il collega che hai di fianco. Naso all’insù da parte dei vertici della Polizia e timide proteste degli antagonisti durante le anteprime, forse forse, il film ha raggiunto l’ambito traguardo di documento realista. Da tenere a mente la colonna sonora, e l’ammonimento di uno dei veterani alla recluta: “fuori dal corpo non sei nessuno”. Che fa tanto Italia, no?
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