
Parigi, 2002. Julia Jarmond è una giornalista americana che vive nella capitale francese e sta lavorando a un pezzo sulla triste vicenda del Velodrome d’Hiver, dove 60 anni prima, dopo un rastrellamento ordinato ai francesi dai nazisti, furono rinchiusi 13mila ebrei parigini in attesa di essere spediti nei campi di sterminio. Le ricerche per un’esatta ricostruzione della vicenda fanno imbattere Julia in Sarah, una sopravvissuta. All’epoca soltanto una bambina, per proteggere il fratellino minore l’aveva rinchiuso in un armadio tenendo con sé la chiave nella speranza di tornare a liberarlo. C’è qualcosa di più, però, che unisce le due donne.
Raccontare dell’Olocausto, non è cosa semplice. Il rischio di stonare, muovendo corde ancora sensibilissime è alto. Il regista Gilles Paquet-Brenner sceglie di adattare l’omonimo bestseller di Tatiana de Rosnay su uno degli eventi più bui della storia francese. Il 16 e 17 luglio 1942, oltre 13mila ebrei furono arrestati dalla polizia francese e tenuti chiusi in condizioni disumane nel Vélodrome d’Hiver, in attesa di essere deportati ad Auschwitz. La macchina da presa è dolorosamente onesta e scrupolosa nel ritrarre gli orrori che Sarah e la sua famiglia, insieme con migliaia di altri ebrei, subiscono all’interno del velodromo. La storia della bambina che lotta per tornare a casa a liberare il fratello funziona, ma sfocia troppo presto nel dramma domestico (conflitto coniugale) della reporter. Il viaggio della reporter Julia attraverso le devastazioni della Shoah è un lancinante dramma ma la ricerca della verità su quello strano legame tra la sua famiglia e quella di Sarah finisce per influenzare il nucleo del film. Il desiderio di conoscere la verità abbandona le nefandezze del Velodromo d’Inverno a favore di un focus su come passato e presente non siano mai veramente isolati. La pellicola saltella avanti e indietro, a colpi di flashback, tra Julia e Sara, sottolineando, banalmente e paradossalmente, la differenza d’impatto emotivo tra le vicende del 1942 e quelle del 2002.
Sia Kristin Scott Thomas (Julia) che Mélusine Mayance (Sarah da piccola) sono bravissime a catturare l’essenza dei loro personaggi. La prima esprime splendidamente la lotta interiore di una donna matura che viene letteralmente travolta da un’avvicendarsi incredibile di emozioni che cambierà la sua vita. La Mayance trasmette alla perfezione l’ossessiva lotta della ragazzina che cerca di tornare nell’appartamento dove ha lasciato il fratellino chiuso nell’armadio. La chiave di Sara è semplice e toccante, ma volontariamente senza pretese. Si accontenta di mostrare una delle tante storie orribili che l’Olocausto ci ha lasciato, ma collassa su se stessa dopo circa tre quarti d’ora: è difficile accettare il parallelo tra conflitto coniugale di Julia e atrocità del passato antisemita.
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dal 30 maggio 2013
Anno: 2013
dal 30 maggio 2013
Anno: 2012
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