
Lei, Luna, fa la hostess, lui, Amar, il controllore di volo. La coppia ha difficoltà nell’avere figli. Il loro rapporto muta drasticamente quando Amar perde il lavoro e diviene fondamentalista islamico.
A volte il titolo è tutto per l’esegesi di un film. Spesso il significato originale potrebbe essere travisato. È il caso de Il sentiero di Jasmila Zbanić (nel 2011 in concorso alla Berlinale), che in bosniaco - Na putu - vuol indicare, più che percorso reale, un iter dell’anima. Quello di una coppia alla disperata ricerca di un equilibrio. Messo a dura prova da agenti esterni (la perdita del lavoro di Amar per via del suo etilismo, il fondamentalismo religioso) e interni (il non avere prole).
Ma la Zbanić punta di nuovo sulle sfumature dell’universo femminile, proprio come nella sua prima opera vincitrice dell’Orso d’Oro a Berlino, Il segreto di Esma (2006). Qui l’interesse è focalizzato sulla condizione delle donne nelle comunità integraliste: emarginate, escluse, minimizzate. Senza però tralasciare un’intera generazione di uomini, ex soldati, che dalla guerra dell’ex Jugoslavia non si sono mai ripresi completamente. Magnetica l’interpretazione della protagonista Zrinka Cvitesic.
Non ci sono commenti.
Aggiungi un commento