
Parigi, anni Trenta. Nell’immensa stazione ferroviaria di Gare Montparnasse vive Hugo. Dodici anni, orfano e con un segreto ereditato dal papà , trascorre le sue giornate a regolare gli enormi orologi che scandiscono i ritmi di quel luogo d’arrivi e partenze. Campa d’espedienti il giovanotto, rubacchia qualche croissant per tenere a bada i crampi dello stomaco, si tiene alla larga dal capostazione Gustav e dal suo cane – altrimenti finirebbe dritto all’orfanotrofio – e cerca di terminare il robot a cui stava lavorando il papà prima di morire, trafugando le parti meccaniche al giocattolaio della stazione.
Niente gangster e criminalità . Niente cultura pop americana, stavolta. Il gran maestro della celluloide Martin Scorsese ha voglia di nuove sfide e trasferisce la macchina da presa in un’affascinante Parigi anni Trenta per raccontarci una storia formato famiglia e dare lezioni sull’uso della stereoscopia 'a tout le monde' (non un semplicistico gingillo da locandina). Il romanzo di Brian Selznik, La straordinaria invenzione di Hugo Cabret – da cui è tratta la pellicola – offre a Scorsese la possibilità di confezionare il suo primo lungometraggio per ragazzi e omaggiare al contempo gli albori del cinema e Georges Méliès, uno dei suoi pionieri. La passione dello zio Marty per la conservazione dei vecchi film è ben nota e in Hugo Cabret si può quasi sentire il dolore nell’anima del regista, quando si parla di come la celluloide dei vecchi muti venisse fusa per farne tacchi di calzature per signora.
In apertura, si ‘casca’ su una Parigi romantica e desiderosa di accogliere lo spettatore tra le sue 'rue' (la scenografia porta la firma di ‘un certo’ Dante Ferretti, nominato agli Oscar insieme a Francesca Lo Schiavo proprio per le scenografie). Un’atmosfera dickensiana permea i luoghi in cui si muove Hugo. Sembra uno schizzo, un dipinto a metà tra l’onirico e il fiabesco, l’immenso spazio di Gare Montparnasse: dall’alto del maestoso orologio, gli occhi del giovane protagonista osservano le vite frenetiche che s’intersecano in stazione, quasi per proteggersi dalla solitudine. C’è un uomo grasso, con un berretto, sempre in cerca di una scusa per chiacchierare con la donna col cane. Il severo capostazione Gustav che s’intenerisce di fronte alla bellezza di Lisette. E ancora, il giocattolaio con trascorsi da cineasta, il libraio gentile. E poi Isabelle, l’ancora di salvezza per Hugo, la sua prima vera amica e complice in quel sogno di dar vita al robot, alla missione che il ragazzo sente di aver ereditato dal padre.
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