
Cameriere dedito al lavoro, Albert lavora in un albergo di lusso nella Dublino di fine ottocento. Con un sogno nel cassetto. Peccato che, il pur impeccabile domestico, abbia un segreto: in realtà è una donna. A scoprirlo un imbianchino dell’hotel che però diverrà un prezioso confidente.
Donne senza le gonne. Al cinema almeno. Dopo La Papessa - l’agghiacciante pellicola di Sönke Wortmann, che raccontava il falso storico di una donna giunta fino al soglio di Pietro - pensavamo a giusta ragione che, sul grande schermo, di equivoci di genere se n’era visti proprio di tutti i colori. Cosa volete allora che sia un cameriere? Quisquilie, anzi pinzillacchere. Quantomeno in questo caso la pellicola di Rodrigo Garcìa (udite, udite, figlio del leggendario Gabriel Garcìa Marquez) , ha della sostanza.
Lasciate però da parte suggestioni e boutade, è giusto considerare Albert Nobbs per quello che è. Un’opera in costume intimista ma con venature drammaturgiche non di poco conto, conservando, nonostante tutto, una nota di sarcasmo molto anglosassone. Merita dunque del credito. Non fosse altro perché l’eccezionale musa (si, una musa anche in livrea!) Glenn Close, sono trent’anni, da quando cioè l’ha interpretato a teatro nel 1982, che cerca di portare il progetto nelle sale. Tanto da essere al contempo non solo attrice, ma anche co-sceneggiatrice insieme a John Branville, e produttrice.
Ottima allora la ricostruzione storica, la minuziosa cronaca della classe dirigente irlandese impegnata ad ammazzare la noia mentre il resto della popolazione moriva di fame. E intenso il caso umano preso in esame, prisma di una condizione, quella femminile, ai limiti della vivibilità, impossibilitata o quasi alla realizzazione personale. Meno apprezzabile il ritmo, visto che la trama tende a perdersi nella seconda fase della pellicola. Inoltre, mai come in questo caso, un valore aggiunto è la squadra del cast. Già detto della Close, troviamo icone più attempate come Brendan Gleeson e giovani star come Mia Wasikowska e Aaron Johnson (oltre al cameo di Jonathan Rhys Meyers).
Tratto da un racconto breve dell’irlandese George Moore, Albert Nobbs si è guadagnato tre nomination ai Golden Globe, rimanendo tuttavia a bocca asciutta, e altrettante per la prossima notte degli Oscar. Fra le candidature c’è ovviamente quella per la migliore attrice, sebbene il film sia valso alla Close già il premio alla carriera al Festival Internazionale di San Sabastian. Insomma, ancora una volta, grazie Glenn.
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