
Fugge Nick Cassidy, ex poliziotto accusato di aver rubato un preziosissimo diamante al magnate David Englander. Durante un permesso speciale per assistere ai funerali del padre, elude la sorveglianza e va dritto verso il 21esimo piano del Roosvelt Hotel, in piena Manhattan, tra la 45esima e Madison Avenue. Si piazza sul cornicione del grattacielo e proclama la sua innocenza minacciando di buttarsi giù. Intanto, paralizza traffico e cittadini di quel pezzo della Grande Mela. Detective e psicologa sono già lì per distoglierlo dall’insano gesto, ma nel palazzo di fronte sta accadendo qualcosa: Joey, fratello di Nick, e la sua fidanzata Angie approfittano del trambusto per…
Se 40 carati non fosse uscito dopo l’ultima impresa dell’agente Hunt, protagonista di Mission: Impossibile - Protocollo fantasma, qualche brividino in più l’avrebbe fatto correre. Ma a pochi giorni dalle zompettate di Tom Cruise sulle pareti del Burj Khalifa (il grattacielo più alto del mondo, a Dubai), l’ascesa in cornicione di Nick Cassidy fa quasi tenerezza. Eppure, scherzi a parte, di questa opera prima del regista danese Asger Leth (un passato da documentarista di successo), l’unico elemento che riesce a catturare il fiato – e a sospenderlo – dello spettatore è proprio quella porzioncina di esterno del famigerato Roosvelt Hotel, in piena midtown di Manhattan. Ovviamente, calpestata a dovere dai ‘piedoni’ dell’ex sbirro condannato ingiustamente per aver trafugato un brilloccone a un potente riccone newyorkese sinistro e villain come copione che si rispetti impone a tipi della sua risma.
L’impresa di Nick catalizza tutte le attenzioni dei passanti. E mentre giù in strada s’affollano curiosi e novelli cameraman, dal finestrone dell’hotel s’affacciano a rabbonire il probabile suicida sbirro detective e sbirra psicologa. Poi, quando s’attende il botto, ovvero il colpo di genio che dia in qualche modo seguito alla discreta pensata dell’uomo acquattato sul cornicione, glorificata nel titolo originale (Man on a Ledge), assolutamente ignorata nella consumistica traduzione italiana – che neanche fossimo la patria di Tiffany, la gioielleria – il grattacielo partorisce un topolino, anzi due. Spuntano fuori fratello e cognata di lui che brigano nel palazzone di fronte con la complicità e la guida del fuggitivo – con tutto il rispetto per Harrison Ford e il suo dottor Kimball. Sarà mica che l’acquattarsi sia solo una scusa per distogliere mezza Manhattan e compiere qualcosa di più ardito che non un semplicistico – cinematograficamente parlando – salto nel vuoto?
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