
Londra, 1920. Un giovane avvocato, Arthur Kipps, viene inviato nella regione dello Yorkshire presso la residenza nota come Eel Marsh House: bisogna regolare gli affari della proprietaria, recentemente scomparsa. Kipps è vedovo con un figlio di 4 anni e il pesante carico di dolore, per la perdita della moglie, da superare. Quando arriva sul posto, nessuno vuole avvicinarsi alla tenuta per accompagnare il legale, tranne Sam. Oscuri misteri avvolgono il villaggio di Crythin Gifford: l’apparizione di una donna vestita di nero precede sempre la morte di un bambino.
Gli Hammer Studios sono una casa di produzione britannica salita sugli altari di celluloide per munifiche pellicole horror a cavallo tra gli anni Cinquanta e Settanta. C’è passata mezza storia di gotico dagli Hammer Studios, dal Dracula di Cristopher Lee al Frankenstein di Peter Cushing. E per riprendersi il palcoscenico, i produttori inglesi scelgono una storia basata su un romanzo di Susan Hill, già rodato ampiamente in versione teatro. The Woman in Black è un thriller horror magnificamente retrò. E non è mica soltanto una questione di suggestione o sudditanza psicologica al blasone Hammer, le cadenze del film hanno una propria collocazione in quella sorta di sottogenere british dell’horror. Ci sono ville e manieri sperduti nella Brughiera, infestati da presenze oscure e inquietanti che turbano la quiete del luogo. The Woman in Black non si discosta dal prototipo e risulta infarcito di sequenze da brivido tipiche della vecchia scuola e prive di elementi gore o manifestamente ‘violenti’.
Occhei, inutile negare che la mente viaggi veloce verso i cicli draculei, piuttosto che frankesteiniani. Ma chi l’ha detto che è un male? E veniamo a un altro punto focale. Harry Potter, al secolo Daniel Radcliffe, è il giovane avvocato Kipps. Dismessi i panni del maghetto, con un discreto allenamento a operare nelle atmosfere gotiche degli ultimi Hogwarts, il nostro se la cava benone, specie quando deve impugnare scure e candela e addentrarsi tra i corridoi bui e minacciosi della villa. Certo facciamo fatica a ‘guardarlo’ forense, vedovo e addirittura padre di un marmocchio di quattro anni, con quel faccino da eterno scolaretto. Ma è un ostacolo tutt’altro che insormontabile. Menzione doverosa anche per l’attore irlandese Ciaran Hinds, reduce potteriano anche lui (Aberforth Silente), che interpreta il ruolo di Sam, l’unico sodale dell’avvocato Kipps. Diretto da James Watkins e adattato per il grande schermo da Jane Goldman, La donna in nero è una storia classica raccontata in modo efficace con quei vecchi cliché che hanno creato uno stile ben definito e facilmente riconoscibile nel panorama horror celluloideo. E poi, vuoi mettere il gusto d’aver sdoganato Harry Potter…
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