
Da ragazzini hanno vissuto una tenera infatuazione, da adulti, ritrovatisi, assaporano il vero amore. Tommy, però, muore. In un incidente stradale. E Rebecca non potendo fare a meno di lui, accoglie nel grembo un suo clone. Che, giunto all’età della ragione, ricorda di una vita passata.
Hai voglia di parlare di storie d’amore. Lo scenario prospettato da Womb - del regista ungherese Benedek Fliegauf - è inquietante. E forse, proprio per questo, il film possiede un suo fascino. Angoscia più che altro, trasmessa da una storia futuribile ma poi mica tanto. Dove alberga la solitudine, certo, è evidente, e dove altrettanto forti e pervicaci sono i sentimenti. Che non si tirano indietro neppure di fronte la morte, di fronte lo stravolgimento dei ruoli affettivi e fisici fra madre e figlio. Intensa come non mai Eva Green (Casino Royale, Dark Shadows) che si porta sulle spalle tutta, o quasi, la vicenda.
Anzi, a proposito di donne abbandonate da uomini passati a miglior vita, qualcosa di simile ma affatto uguale, s’era visto con Birth - Io sono Sean (2004). Non tanto per la diversità del “ritorno” (reincarnazione da una parte e clonazione dall’altra), quanto per la spasmodica ricerca dell’amato in qualcosa di reale, concreto, materiale. In concorso alla sessantatreesima edizione del festival di Locarno, nel cast, il protagonista maschile è quel Matt Smith divenuto famoso sul piccolo schermo col serial Doctor Who. Splendida la location dei set: le coste tedesche che danno sul Mare del Nord.
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