
Agathe è una donna sofisticata, conduce una prestigiosa galleria d’arte contemporanea, è sposata con Francois, editore brillante, e vive in un bellissimo appartamento nel cuore di Parigi, davanti ai favolosi Giardini del Lussemburgo. La coppia ha un figlio. dopo una riunione a scuola, Agathe conosce Patrick, un poco di buono che vive di espedienti, lavori saltuari e ama fare sesso con donne dai grandi seni. Ma i loro figli sono amici. Per la pelle. E per una serie di coincidenze Patrick riuscirà prepotentemente a sconvolgere la vita ordinata di Agathe e della sua famiglia.
La classe operaia manda in paradiso quella aristocratica. Giardini del Lussemburgo contro retrofurgone adattato a roulotte. Gioviale, divertente, irriverente, bizzarro, pieno così di gag intelligenti e tutte da ridere. La regista e scrittrice Anne Fontaine (Coco Avant Chanel - L'amore prima del mito) orchestra alla perfezione un dramma basato sulle contrapposizioni sociali più estreme: elite e precarietà. I dialoghi sono costruiti al limite del kitsch, graffianti. In alcune sequenze le battute al fulmicotone tra i protagonisti trasmettono proprio quella voglia di essere offensivi a tutti i costi che maschera un disagio. E allora, eccola pronta la novella purificatrice, che parte dall’elemento umano più disincantato: l’ingenuità, la coscienza senza filtri né pregiudizi di un ragazzino alto-borghese che sceglie come suo migliore e inseparabile amico il figliolo di un precario tendente al clochard, Patrick. E lui, l’uomo rude e precario entra nelle vite, nelle pieghe di questa agiata famigliola che sparge armonia e felicità urbi et orbi, per smontarla da capo a piedi, nel modo più inconsapevole possibile, non tenendo mai a freno la lingua.
Svelato l’arcano, vengon fuori le magagne, cadono i pregiudizi, la coppia da favoletta si scopre distante e fredda. Francois è come un bambino lasciato libero nella fabbrica di cioccolato di Wonka. Una volta che incontra Patrick cambia la sua vita, capisce che bisogna godersela, esce e s’innamora di una bella biondina. Salta la relazione con Agathe che dopo un po’, sempre grazie al processo catartico iniziato da Patrick, decide di lasciar sciolti i suoi meravigliosi capelli e di abbandonarsi meno a quella figura austera e snob che l’ha posseduta. Epicuro prende il sopravvento e il messaggio si trasmette tra risate e riflessioni, con leggerezza e profondità. Ok per regia e script, ma il cast fa la differenza. La squadra attoriale esprime il meglio del cinema francese con due coppie che fanno scintille. Isabelle Huppert e Benoit Poelvoorde, rispettivamente Agathe e Patrick, e André Dussollier e Virginie Efira, Francois e Julie, la ragazza di cui il fascinoso editore s’innamora. Una commedia brillante con picchi di sorrisi che merita sicuramente una visione: questo è Il mio miglior incubo!
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dal 06 giugno 2013
Anno: 2013
dal 13 giugno 2013
Anno: 2012
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