
In una grande città, e a Roma in particolare, ci sono sempre tante storie da raccontare: il famoso architetto americano John è in vacanza nella città capitolina, dove ha vissuto da giovane; passeggiando per Trastevere, il suo vecchio quartiere, incontra Jack, giovane studente di architettura, con il quale, o attraverso il quale, rivive una triste e coinvolgente storia d’amore. Nello stesso momento il regista di opera in pensione, Jerry, arriva a Roma con la moglie Phyllis per conoscere il fidanzato italiano della figlia. Scopre così che il futuro consuocero, impresario di pompe funebri, ha una voce straordinaria, ma solo sotto la doccia e decide di promuovere il suo innato talento.
Poi c’è Leopoldo Pisanello alias Roberto Benigni, persona tremendamente normale, direi quasi noiosa, che si ritrova da un momento all’altro e senza motivo, famoso e sotto i riflettori. Infine ultima storia è quella di Antonio e Milly, giovani sposini di Pordenone che arrivano a Roma per conoscere i parenti puritani di lui, in maniera da poter ottenere un esclusivo lavoro nella capitale. A causa di un inconveniente si separano per un giorno: Antonio finisce col far passare un’estranea escort per sua moglie e Milly è corteggiata da una leggendaria star del cinema.
Woody Allen colpisce ancora: con la giusta vena critica, il giusto sguardo alla realtà italiana, ma anche con un positivo senso di speranza per il futuro, testimoniato dall’utilizzo di attori italiani (alcuni emergenti), accanto a Roberto Benigni: Flavio Parenti, Alessandra Mastronardi, Antonio Albanese, Alessandro Tiberi, Riccardo Scamarcio si amalgamano perfettamente al versante americano della commedia..
Un equilibrio perfetto, una ricetta ben riuscita, con una buona base tradizionale e quel pizzico di esotico, dal sapore locale, che non guasta mai. Niente luoghi comuni su pizza, pasta e mandolino, niente scene scontate, nessuna noia. Solo risate di cuore nel migliore stile Allen. Criminali da strapazzo torna alla mente nello spirito e nell’atmosfera che si crea in sala. A chi dice che l’Italia viene dipinta come un Paese superficiale, popolato da escort e in cui i giornalisti parlano del nulla, l’unica cosa da dire è che per fortuna il grande autore non ha pretese di documentario, né di opere 'impegnate' o di stampo critico. La sua è una commedia appunto, un film ambientato a Roma che non vuole mettere Roma sotto torchio, ma solo usarla come bacino di storie da raccontare. E Roma di storie da raccontare ne ha tante, Woody Allen le sa cogliere in pieno e le sa presentare a modo suo, con intelligenza e ironia, con quel cinismo agro dolce che da decenni lo contraddistingue. Il cast hollywoodiano, formato da stelle come Alec Baldwin, Judy Davis, Penélope Cruz e Jesse Eisenberg, fa il resto.
Non darei più di un paio di stelline a questo film, che secondo me sarà ricordato come uno dei meno riusciti di Woody Allen. Lui certo è di una verve straripante, come al solito, e quando è in scena tutto cambia, ma il resto è decisamente mediocre. Sono quattro storie che si intersecano senza mai incrociarsi in una Roma da cartolina, non solo improbabili ma evanescenti, a parte forse quella dei due sposini di Pordenone che è una trasparentissima citazione da ?Lo sceicco bianco?, però priva della surreale levità del racconto di Fellini (e ad ogni modo qualcuno avrebbe dovuto avvertire l?autore della sceneggiatura che l?irruzione di una moglie, spalleggiata dal direttore dell?albergo, nella camera dove il marito sta facendo l?amore con un?altra donna ? cosa che ovviamente in Fellini non c?era ? in Italia non si usa più da quarant?anni). Se si trattava di giocare sul filo del paradosso lo si sarebbe dovuto fare fino in fondo, senza ? per esempio ? indulgere a far spiegare a Benigni da parte del suo autista la trita morale della vicenda in cui si è trovato coinvolto suo malgrado, nell?episodio che a mio avviso è il meno riuscito dei quattro (e mi dispiace per lui perché dall?accoppiata Benigni-Allen c?erano da aspettarsi grandi cose).
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