
Pazu, minatore dodicenne, vede letteralmente planare dal cielo la misteriosa Sheeta. Decide di prendersi cura di lei, braccata com’è per via della pietra che porta al collo. Insieme intraprendono un’avventura alla ricerca della città perduta di Laputa.
Ventisei anni dalla prima proiezione, otto dall’arrivo in Italia con l’edizione DVD per l’Home Entertainment. E non sentirli. Il terzo lungometraggio del maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki (dopo Lupin III - Il castello di Cagliostro e Nausicaa) si mantiene giovane e arriva (finalmente) nelle sale patrie.
Per i non addetti ai lavori: non è una becera operazione di mercato per gli aficionados feticisti del Sol Levante. Perché dietro un film così, c’è un intero manifesto poetico intarsiato fra natura (e naturalismo) e sogno. Ambientazione onirica che riporta ad un’era pre-industriale, antimilitarismo (è proprio il caso di dire!) militante, contatto con gli elementi del creato. Massimi livelli di creatività narrativa. Il cinema del premio Oscar (per La città incantata) Miyazaki, insomma. Che ha fatto sognare più di una generazione di amanti dell’animazione orientale intesa come forma d’arte, dotta, contaminata, non poco, dalla letteratura europea. Buon viaggio allora, siamo mica in un cartoon! Uno qualsiasi almeno.
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