
Con gli affari sporchi, ha chiuso. Chris non vuole più saperne di merci da contrabbandare, poliziotti alle calcagna e status criminale appiccicato addosso. Un taglio netto e via. Adesso è un marito affettuoso, con una bella moglie, due adorabili figlioli e un lavoro onesto nella periferia di New Orleans. Il passato a tinte fosche, però, torna a bussare alla sua porta. Andy, il fratello minore della moglie, si è messo in un brutto pasticcio e deve tantissimi verdoni a un tipaccio poco raccomandabile di nome Tim Briggs, delinquente psicotico molto pericoloso. Andy si rimette in gioco e, con l’aiuto dell’amico di sempre, Sebastian, forma una squadra fidata e parte alla volta di Panama per tornare con milioni di banconote… false.
New Orleans, Panama, traffici illeciti, cattivi redenti che tornano a esser criminali per imprescindibili ragioni di famiglia. Viene dalla fredda Islanda, l’ispirazione per questo Contraband. Precisamente, dal thriller Reykjavik-Rotterdam (2008). E sempre dall’estremo nord europeo, arriva anche il regista, Baltasar Kormakur, che nella pellicola originale interpretava Kristopher, il protagonista. Dai mari glaciali al caldo di Panama e alla cupezza di una New Orleans senza jazz e divertimenti. Si dà dentro a suon di thrilling e adrenalina, con regia e sceneggiatura lì a veleggiare sicure tra clamorosi buchi e accettabili invenzioni. La trama segue le basi di una classicissima storia di furto: Chris & Co. devono andare dal punto X al punto Y e poi tornare indietro con i verdoni che servono, ovviamente senza essere scoperti. A complicare le cose, c’è un po’ di tutto, dalle minacce di morte a moglie e figli di Chris, alla messa in pericolo della redenzione di Chris. E ancora, cattivoni e cattivacci del calibro di Tim Briggs, uno che non va certo per il sottile quando si tratta di recuperare malloppi e denari.
Insomma, per compiere il percorso New Orleans - Panama i nostri s’infilano in un cargo che dà la possibilità al plot di inserire un altro paio di personaggi che creano soltanto volume e chiasso all’economia della pellicola. Star indiscussa di tutto il cucuzzaro è l’assai credibile Mark Wahlberg. In modalità ‘invincibile’, con tanto di bicipite in mostra, funziona benissimo nei panni di Chris che da maestro di prima grandezza del contrabbando passa a Robin Hood del traffico illecito – nel senso della buona causa che lo spinge a tornare dall’altra parte. Al suo fianco non brilla particolarmente Kate Beckinsale. La vampira guerriera degli Underworld, seppur in versione bionda, non crea nessuna chimica con il vitaminico Wahlberg. E veniamo alla polpa. I villain spopolano. Il maniacale Tim Briggs trova in Giovanni Ribisi l’ideale alter ego, ogni sua mossa crea tensione e paura. E se la cava egregiamente anche Ben Foster nel ruolo di Sebastian. Non è di quei film che ricorderemo all’infinito, Contraband, ma in quella multisala dove danno i popcorn al caramello, per una serata all’insegna di gourmandise e disimpegno, potrebbe anche starci!
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