Adottato dagli zii, Peter Parker è cresciuto con loro. Divenuto studente liceale si pone delle domande sul proprio passato. A cominciare dall’identità del padre. Conosce un vecchio collega del genitore che lavora alla Oscorp: un laboratorio genetico dove conducono esperimenti fra le cellule umane e quelle animali.
Uomo Ragno le origini, di nuovo. Cinque anni dopo l’ultimo film della fortunata trilogia firmata Sam Raimi, uno dei più celebri ed amati eroi dei fumetti ritorna sul grande schermo. Con un altro papà cinematografico, altro profilo, altra storia. Difficile da credere, ma dopo le incomprensioni fra il già citato Raimi e Tobey Maguire (il protagonista della trilogia datata 2002, 2004 e 2007, affiancato da Kirsten Dunst), i boss della Sony hanno deciso di ricominciare daccapo.
Scelta giusta o sbagliata che sia (ormai solo i botteghini possono salvare i progetti dalla graticola) il prodotto affidato al cineasta emergente Marc Webb - quello di (500) Giorni insieme, che gli valse due nomination agli Oscar - ha un sapore diverso rispetto il recente passato. Perché sostanzialmente ci troviamo di fronte un Peter Parker differente. Meno vittima del proprio potere, meno ragazzo della porta accanto, meno sfigato in questioni di cuore. Abbiamo un supereroe consapevole di quello che vuole, di quanto gli appartiene, dotato di sano egoismo nel momento in cui si mette alla ricerca del proprio passato e non ha timore delle sfide che gli impongono il presente e il futuro. E poi The Amazing Spider-Man punta come non mai a un pubblico di teenager. Forse per questo la scelta dell’interprete cui affidare il ruolo chiave è ricaduta su Andrew Garfield (Leoni per agnelli, The Social Network). Belloccio e intraprendente, assai più attraente del pur bravo ma imbranato Maguire.
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