
Evaso dal penitenziario lunare dove una quarantina d’anni prima era stato rinchiuso dall’agente K, il malvagio Boris trova il modo di tornare indietro nel tempo per eliminarlo. Tocca così all’altro “man in black”, l’agente J, inseguire l’alieno per salvare l’amico. E la Terra s’intende, ancora una volta.
Quei mitici anni Sessanta. Capelloni, pantaloni a zampa d’elefante ed il mantra di “Peace and love”. Oddio, proprio pace cosmica per come la cantavano gli hippy, no. Non fosse altro perché già allora c’erano i “men in black” impegnati a salvaguardare il pianeta dal continuo traffico di alieni, armi e faide fra universi paralleli e comunicanti. I mitici anni Sessanta, ovvero lo spazio temporale (e nostalgico) dove si consuma questo terzo capitolo degli “uomini in nero” lanciati quattordici anni fa da Barry Sonnenfeld (Get Shorty, 1997). Che, da autentico pirata dei marosi di celluloide, ha pensato bene di rinvigorire la saga ispirata all’omonimo fumetto di Lowell Cunningham, un po’ scemata col secondo film apparso meno brillante e divertente. L’operazione nostalgia funziona. Il ritmo della narrazione è gradevole, quello delle battute - pezzo forte e marchio di fabbrica della trilogia - fra i due protagonisti pure: l’alieno è servito. Anche in questa pellicola, come lo era stato per la seconda, il tema dominante della trama risiede nel nebuloso passato dell’agente K, il sempiterno Tommy Lee Jones, cinico e apatico ma bisognoso dell’aiuto che soltanto un vero amico può dare, ossia l’agente J, interpretato da Will Smith, il quale, nella vita, pare abbia fatto solo questo, il doganiere fra mondi lontani. Questa volta, il testimone della bella di turno - dopo Linda Fiorentino e Rosario Dawson - passa nelle mani della star in ascesa Gemma Arterton. Ma niente paura, c’è spazio per tutti nei ruoli minori (poi mica tanto), dal “giovane” K Josh Brolin ad Alec Baldwin passando per Emma Thompson. Senza contare poi, nella sezione cameo, due autentici (ed istrionici) fuoriclasse come Tim Burton e Lady Gaga, nonché l’icona dei teenager stelle e strisce Justin Bieber. Parata di interpreti a parte, maggiore cura poteva essere mostrata per la riconversione in 3D, che da asso nella manica del film, risulta invece ininfluente nell’economia finale. Non si sa se il numero tre che appare nel titolo in locandina, sia riferito solo al capitolo della serie o alluda ad un film al cubo, fatto sta che il prequel-sequel prodotto da Steven Spielberg in persona, male non è. E non dite che hanno scopiazzato da Ritorno al futuro. Fosse anche vero, che male ci sarebbe?
come si fa a vedere il film
dal 06 giugno 2013
Anno: 2013
dal 13 giugno 2013
Anno: 2012
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