
Luciano è un uomo semplice e felice. Marito devoto e padre premuroso, vive a Napoli, dove gestisce un piccolo negozio di pesce. E siccome i soldi non bastano mai, cerca di arrotondare vendendo piccoli elettrodomestici al mercato nero. Ha una simpatia innata, Luciano, una verve comica che non smette mai di tenere allegri parenti e amici. E sogna una meta che sembra irraggiungibile: partecipare al Grande Fratello. La famiglia lo sprona a tentare un provino. Che magari diventerà famoso come Enzo, l’ex concorrente che adesso è una celebrità. L’occasione arriva in un centro commerciale. Adesso lo vogliono per un’ulteriore audizione a Cinecittà. Lui attende trepidante la chiamata, ma nel frattempo si convince che gli autori del programma lo stiano spiando. E l’attesa diventa una vera e propria ossessione.
Da soli basterebbero per rappresentare uno spaccato del contesto socioculturale in cui si muovono Italia e italiani da un po’ d’anni a questa parte. Gomorra prima e Reality adesso. Mai banale e talentuoso regista, Matteo Garrone ha dipinto con la macchina da presa un affresco triste e straziante. Picchia duro, la cupa realtà di Gomorra, e colpisce dritto in pancia. Oscilla tra satira e dramma, Reality, e affonda il colpo sordido, quello che non lo senti subito ché il male arriva dopo. Il mondo della televisione ha profondamente rimodellato sistemi sociali e costumi. È un fatto. Il gioco di ruoli inscenato da Garrone, però, si guarda bene dal confezionare un predicozzo savonarolese sui mali che il piccolo schermo ha provocato alle nostre generazioni. Qui il problema è un altro. Non è satira sui media. Ma è satira globale. È la televisione a essersi spostata nella vita di tutti i giorni e non viceversa.
Lo sfarzo a metà tra Luigi XVI e Disneyland, che contraddistingue la scena matrimoniale con cui si apre il film, dà il via al continuo scambio che fiction e realtà esibiranno, sovrapponendosi l’una all’altra, mischiandosi selvaggiamente, combattendo in un crescendo di situazioni al limite del grottesco. Il protagonista, Luciano, ha l’espressione stupita e profondamente sincera e ingenua di Aniello Arena, ergastolano da tempo impegnato in teatro. Un’autentica rivelazione. La maschera dell’uomo normale alla ricerca di una dimensione che lo faccia sentire vivo e reale, pian pianino cede all’ossessione e al dogma del reality per poi culminare con il tentativo esorcizzante della religione. Nulla anche l’intercessione votiva, forse è più consolatorio il ‘non mollare’, professato da Enzo, uno che il Grande Fratello l’ha vinto e adesso, alle feste, piomba giù dall’alto proprio come farebbe una divinità.
Un’opera riuscita, Reality. Tocchi di felliniano surrealismo, omaggi alla commedia all’italiana dei grandi maestri e al neorealismo. Ma specialmente, la firma di Matteo Garrone.
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